Sabato la commemorazione delle Croci di Montepiano e Volpara

PER NON DIMENTICARE TUTTI I CADUTI RSI E I MARTIRI DEL CONFINE ORIENTALE

Sabato 12 giugno, alle ore 11, a Volpara e a Montepiano di Vetto si terranno le benedizioni alle Croci erette in memoria di Pietro Azzolini e Ostilio Ferrari. Il dottor Pietro Azzolini ( 36 anni), Medico della G. N. R, uomo legatissimo al territorio montano reggiano, tanto si prodigo’ per la sua gente, portando medicinali e viveri a quelle popolazioni che rimasero isolate e falcidiate dai rastrellamenti del marzo 1944. La vigilia di San Giovanni 1944, un gruppo di partigiani si reco’ presso la sua abitazione, in Vetto, con la scusa di feriti da curare, si fecero seguire dal medico che, ligio al giuramento di Ippocrate, sempre aveva curato tutti, senza distinzione di casacca. Povero Pietro, a pochi chilometri da casa, tra gente che aveva amato e curato, venne trucidato, spogliato dei soldi, orologio d’oro, dono della mamma per la laurea, penna stilografica, catenina con immagine della Madonna e su consiglio degli ‘eroi’ aveva indossato scarponi pesanti e giaccone di pelle anche questi tolti dai ‘predatori’. A poche centinaia di metri, in quella notte di inizio estate, venne trucidato il maresciallo Ostilio Ferrari, prelevato da casa quella sera stessa. I corpi sepolti sotto una spanna di terra, spanna fatta scavare da loro stessi, vennero ritrovati, grazie a Pasquale Marconi, in settembre e ottobre. Dal 2013, con l’associazione culturale Pietro e Marianna Azzolini e il Centro studi Italia, abbiamo deciso di onorare il ricordo di altri vettesi, finiti innocenti, in quella bufera fratricida. Luigi Azzolini, padre di 5 figli, mai avvicinato alla politica, ebbe un unico “torto”, quello di aver lavorato, come operaio, con i 2 figli piu’ grandi Illo, 15 anni e Didimo, 13 anni al progetto TOD. Tornato a casa dall’ultimo lavoro, vicino a Firenze, fu prelevato, da alcuni partigiani, minacciato con “e poi faremo i conti”, non torno’ più, i suoi resti vennero riportati al cimitero di Cola, dopo che i figli ricevettero una “spiata”. Una preghiera per Didimo che tanto ci ha aiutati. Roberto Rinaldi, papa’ di Nice, la nostra amica che ci ha raccontato con dovizia di particolari, questa triste vicenda e quella del fratello Franco. Roberto faceva il cantoniere e abitava al mulino di Buvolo, aveva moglie e 4 figli. La guerra era finita, ma non gli odi, Roberto venne chiamato in comune a dare informazioni, ma quali informazioni poteva dare un cantoniere? Non torno’ piu’ ne’ si seppe mai dove riposano le sue spoglie mortali. Franco, figlio di Roberto, aveva 20 anni, era stato lontano da casa per 3 anni, in Germania, nulla sapeva del clima di odio e del papa’. Venne fermato a Ciano dai partigiani, portato al carcere partigiano di Vedriano e di la’ in un bosco di Trinita’, dove venne trucidato. Qualcuno vide e informo’ le figlie che portarono i poveri resti di Franco nel cimitero di Cola. Bernardo Genitoni, papa’ di Romano e Renata, milite della G. N. R, fu fatto prigioniero il 23 aprile 1945 a Castelnovo Sotto, in seguito alla resa del presidio della G. N. R. Fu portato al Ponte Nuovo Crostolo e legato con il filo di ferro ai commilitoni, soppresso senza pietà. Quest’anno, la commemorazione rappresenta un altro piccolo passo nella Memoria. Abbiamo aggiunto una targa, ideata da Isabella, con un Angelo benedicente, dedicandola a tutti loro e ad altri montanari, finiti incolpevoli in quel mostruoso, infernale ingranaggio. Il geometra Alfonso Dazzi, zio della nostra amica e socia Liliana, uno dei coraggiosi ragazzi del ’99”, di Cereggio, persona influente che si prodigo’ sempre con tanto amore per i suoi concittadini venne prelevato il 29 giugno 1944, torturato barbaramente, legato con filo di ferro, come videro e testimoniarono le persone del posto, al termine del suo Calvario, trucidato. I suoi resti mortali, restituiti alla famiglia, nel settembre 44. Se dovessimo scegliere una immagine per rappresentare la tempesta di questa satanica guerra fratricida, sceglieremmo la famiglia Filippi del Borcale di Ramiseto. Una famiglia di umilissimi contadini che viveva di quel minuscolo podere e di quelle poche vacche, spazzata via senza alcuna colpa. Maria Costi, la mamma, LodovicoFilippi, il papa’, Pierino e Marino, i figli. Su quella terra dove hanno vissuto una breve vita, si e’ compiuto il dramma. Maria e Lodovico vennero uccisi nei campi dove stavano lavorando, Pierino che, per aiutare la famiglia a mantenere Marino in un istituto, aveva scelto di entrare nella milizia, tornato a casa per trovare i genitori, venne prelevato e ucciso in un bosco a Cereggio. Di Marino si persero le tracce, come se non fosse mai vissuto… Cosi’ come della poverissima casa, non rimase neanche una pietra, solo sterpaglie. Dimenticati per quasi 70 anni, solo nei ricordi di lontani cugini, uno di loro, un giornalista di Milano, Fabio Abati, ha scritto un bel libro” Il sentiero del traditore, viaggio in Appennino al tempo dei partigiani”. Noi non dimenticheremo Maria, Lodovico, Pierino, Marino come non dimenticheremo i nostri fratelli del confine orientale, uniti, oltre che dal sangue versato, dal tricolore che sventolera’ sempre sopra Volpara. Conosciamo e amiamo come una sorella, Norma Cossetto, Istriana di santa Domenica di Visinada, ameremo allo stesso modo Manfredi Zmarich, Istriano di Laurana, venne prelevato da casa, a fine guerra, non torno’ piu’. La sua morte fu quella di altre miliaia di Italiani, Giuliani, Fiumani, Dalmati, Istriani, torturati ed infoibati vivi dai partigiani titini, aiutati da quelli italiani. Sara’ con noi x parlarci di Manfredi, il nipote Mauro, amico e membro del Comitato Familiari vittime Giuliane, Istriane, Dalmate, Fiumane. Affinche’ nulla di tutta questa tragedia, possa piu’ accadere.
Laurentia Azzolini, associazione Pietro e Marianna Azzolini

Un documento sulla Chiesa reggiana durante la Guerra Civile 1943 -1945 che manca nell’articolo del Corriere della Sera di Aldo Cazzullo

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL SEGUENTE TESTO DELLO STORICO E AVVOCATO LUCA TADOLINI

Vorrei aggiungere un documento all’articolo del giornalista Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, «Il sacerdote fucilato dai fascisti, il seminarista ucciso da partigiani: segreti e verità della “guerra civile italiana”». Cazzullo riporta l’intero martirologio del clero reggiano, e le drammatiche testimonianze della conversione di un milite fascista quindicenne che fucilò Don Pasquino Borghi e della figlia partigiano che diede il colpo di grazia al seminarista Rolando Rivi. Ma Cazzullo, coinvolgendo il Vescovo di Reggio Emilia Monsignor Camisasca, conclude che «il fatto che vennero commesse atrocità non esclude che ci fosse una parte sbagliata, quella di Hitler e Mussolini, e una parte giusta, quella che combatteva il nazifascismo», cui aggiunge a sostegno «questo sostiene Camisasca, era ben chiaro a quasi tutti i sacerdoti emiliani, già prima dello scoppio della guerra: «Dopo la proclamazione delle leggi razziali del 1938, anche se costretta al silenzio, la maggioranza pressochè assoluta del clero non ebbe più dubbi sul contenuto di odio e di negazione del Vangelo dei proclami del fascismo”».

Ora, pur essendo noto il concetto di “guerra giusta”, bellum iustum, per la Chiesa, può rimanere il dubbio su Roosevelt e Stalin sull’altare. Ma rimanendo sulla guerra civile nel reggiano, di cui parla l’articolo, si invita alla lettura del documento che segue.

Reggio Emilia, 12 Febbraio 1945, il Maggiore Attilio Tesei, Capo Ufficio Politico Investigativo, l’unità più direttamente impegnata nella lotta ai partigiani, si reca dal Vescovo di Reggio Emilia Mons. Brettoni e dell’incontro redige una precisa relazione in 6 punti per il Comandante Provinciale, Colonnello Anselmo Ballarino.

L’incontro tra il Vescovo ed il Capo dell’Upi appare non essere stato l’unico, in quanto il Maggiore Tesei scrive che “stamane alle ore 10, in seguito ad analogo invito mi sono nuovamente recato da S.Ecc. il Vescovo di Reggio Emilia e Principe il quale mi ha accolto con la consueta cordialità e mi ha intrattenuto lungamente in colloquio”. D’altronde, l’ufficiale introduce la relazione dell’incontro con il Vescovo con “a seguito mie precedenti n° 293/A.11 del 3 e 15 Febbraio u.s.”, che sembrano rimandare ad altrettanti incontri con il Vescovo. 

Così il Capo dell’Upi espone i punti trattati con Mons. Brettoni:

Tra i vari argomenti trattati, di natura politica meritano soprattutto di essere segnalato:

“1° – Conferma dell’avvenuta fucilazione, da parte dei partigiani, del Ten. Col. BATTAGLIA avvenuta a Leguigno il giorno 17/2/1945 XXIII°. – Il Vescovo si è lungamente intrattenuto sul descrivere i particolari della fucilazione (da noi già conosciuta) il comportamento magnifico del Colonnello – comportamento che lo stesso Vescovo ha definiti superbamente cristiano ed eroico.-

2° – Conferma dell’avvenuta fucilazione del funzionario di Prefettura Colitti. Tali notizie sono pervenute ufficialmente, tramite Mons. Rabotti, al Vescovo che ha tenuto ad esprimermi tutto il suo dolore e la sua deplorazione per i due orrendi delitti.

3° – Manifestazione di compiacimento per l’accoglienza avuta dalla sua lettera “per la distensione degli animi” ed ha ancora assicurato la sua decisa volontà di continuare nella sua opera di persuasione per il ritorno alla normalità.-

4° – Deplorazione di tutti gli atti di violenza compiuti dalle bande comuniste e sconfessione completa dell’alleanza “Comunista –democristiana” che ha definito contraria ad ogni buona norma cattolica ed appartenente ad una di quelle alleanze che in ogni tempo sono sempre state condannate da tutti i Papi del tempo.

5° – Manifestazione di schietta ammirazione per le truppe italo-germaniche che in particolar modo per il soldato tedesco che ha definito superbo ammirevole sotto ogni aspetto.

6° – (Avute da me alcune buone notizie sulla situazione del nostro fronte e sul comportamento delle nostre truppe).

Manifesta di aperto compiacimento per il mancato arrivo degli Anglo– americani e dei loro italiani.”

Si aggiunge che in quei giorni vi fu una importante presa di posizione sulla violenza fratricida del Vescovo Brettoni nella Pastorale della Quaresima. Rispose Renato Rossi, Segretario Federale del Partito Fascista Repubblicano di Reggio Emilia, che pubblica su Reggio Repubblicana, un drammatico articolo in risposta al Vescovo, che sarà il suo ultimo proclama politico: «D’accordo col Vescovo». Forse bisognerebbe leggere anche quello. 

Credo che, se si deve parlare di “pacificazione” e se viene richiamata la parola “verità”, si debba avere il coraggio di esporre un quadro il più completo possibile delle proprie conoscenze e senza calcoli politici di opportunità politica,visto anche che siamo nel 2021 e forse si può finalmente esseri sinceri su quello che sappiamo del 1945.

Luca Tadolini (Centro Studi Italia)

La relazione, in data 12 marzo 1945, redatta dal Maggiore Attilio Tesei, Capo dell’Ufficio politico Investigativo della Gnr di Reggio Emilia, dell’incontro con Eduardo Brettoni, Vescovo e Principe di Reggio Emilia.

LA PARTE NASCOSTA DEL MURALES DI SESSO/l’eccidio della famiglia Orlandini da parte dei partigiani

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DALLO STORICO E AVVOCATO LUCA TADOLINI

Dicembre 1944. Villa Sesso è una frazione a nord di Reggio Emilia, appena fuori la città.

Umberto Orlandini, classe 1901, è nato e residente a Villa Sesso. Ha avuto due figlie dalla prima moglie Elide Lombardini, Amelia Paola di 15 anni, studentessa di ragioneria all’Istituto Tecnico “Angelo Secchi”, Anita, di 20 anni. Ora è sposato con Curti Piera, è ha due bambini piccoli.

A Sesso vivono anche due famiglie di mezzadri i Manfredi ed i Miselli, decisamente antifasciste. Dopo l’8 Settembre 1943, aderiscono alla lotta armata contro la Rsi: “casa Manfredi, anzi, divenne una delle basi più solide della organizzazione. Ivi si riuniva appunto, settimanalmente, il Comitato Provinciale del <Paramilitare> per studiare problemi organizzativi, mentre giornalmente vi si andava svolgendo il lavoro pratico di collegamento, di assistenza, di trasporto materiali, di recupero armi, ecc. Con la costituzione delle S.A.P., i giovani delle due famiglie divennero sappisti e assieme parteciparono a varie azioni. Ad ogni azione seguivano giorni e notti di lavoro, per smistare o nascondere le armi, i viveri e il materiale recuperati. I fucili recuperati alla stazione ferroviaria di Rubiera (…) in parte [vennero, ndr] occultati in un pagliaio situato davanti alla casa Manfredi, che era stato appositamente svuotato all’interno. Un forte quantitativo di burro, recuperato alla Cremeria reggiana, venne in parte fuso in damigiane, poi sotterrate e tenuto a disposizione dell’Intendenza delle S.A.P., che a Villa Sesso aveva la sua base. Ulderico Miselli, essendo stato sergente maggiore nell’Esercito, venne inviato in montagna ove gli venne affidato il comando di un distaccamento della 32^ Brigata. Remo continuò la sua attività di sappista e la sorella Enza, ancora giovanetta venne utilizzata come staffetta. Il padre e la madre si adoperarono invece nell’attività sussidiaria. A Casa Manfredi si riunivano molto spesso, oltre ai dirigenti dell’Intendenza, i componenti del Comando Piazza o del C.L.N. prov.. In Sesso, inoltre, era installata la sede operativa del Comando Provinciale S.A.P.”

In pratica, le case delle due famiglie di mezzadri erano diventate la centrale della guerriglia.

Le autorità repubblicane e germaniche, però, stanno sistematicamente venendo a capo della organizzazione militare e politica antifascista: in Val d’Enza hanno distrutto due distaccamenti, in città hanno smantellato il Comando piazza partigiano. 

Ora, l’attenzione è puntata verso la pianura a nord: cercano la base segreta della Resistenza appoggiata dagli angloamericani e stanno chiudendo il cerchio nella zona giusta: sarà un bagno di sangue fra italiani.

Il primo colpo viene sferrato verso il 15 Dicembre, con uno schieramento interforze repubblicane: 100 militi della Gnr(Guardia Nazionale Repubblicana), 20 soldati dell’Esercito, 40 squadristi della Brigata Nera, 8 operatori dell’Upi (Ufficio Politico Investigativo) , al comando del Capitano Giuseppe Bonini. L’operazione scatta alle undici di sera del 16 Dicembre e prosegue fino all’alba del giorno seguente, setacciando la zona di Villa Sesso. Vengono catturati Alfeo Manfredi, Franco Ferrari, Emidio Ferrari e Angiolino Orsini. L’accusa è di essere armati e di possedere materiale propagandistico. I quattro negano, ma vengono massacrati e passati per le armi. Altre sette persone sono arrestate.

“Il fatto venne a rompere tragicamente (…) la calma che i dirigenti la Resistenza avevano deciso di conservare nella zona”

Essendo un santuario partigiano, i comandi antifascisti si erano guardati dal compiere agguati o uccisioni a Villa Sesso. Possono, però, aver sottovalutato l’uccisione di due militari tedeschi nelle stesse giornate: “Il giorno 20 del mese di Dicembre elementi partigiani uccidono in località Cava di Castelnuovo Sotto due Camerati Germanici”.

La scelta della guerriglia, a questo punto, denuncia il panico di essere scoperti: viene decisa una vera e propria rappresaglia antifascista. “Visto che la zona era ormai bersaglio dei colpi fascisti, i Comandi della pianura decisero di stroncare lo spionaggio locale, punendo alcune persone ritenute responsabili dei lutti fascisti della Villa”La spiegazione di colpire degli informatori repubblicani non convince: in effetti, se vi fosse stata una rete informativa fascista, il rastrellamento con 200 per un’intera notte, condotto dal Capitano Bonini, avrebbe raggiunto l’obiettivo di trovare la base guerrigliera nelle case dei Manfredi e dei Miselli. Il rastrellamento, invece, non ha raggiunto nessun obiettivo, e la delusione fascista e forse rappresentata anche dalla ferocia con cui sono stati uccisi i 4 catturati. 

In realtà, quello che sta per succedere, dimostra che la resistenza antifascista vuole dare un segnale terroristico colpendo gli abitanti di Villa Sesso fascisti o comunque considerati non favorevoli alla guerriglia.

La tecnica è la solita, si cattura una persona e sotto la minaccia delle armi la si usa per farsi aprire le porte di altre abitazioni.  Il livello superiore dell’azione emerge dall’utilizzo di divise della Gnr., la presenza di una centrale operativa in loco permette di avere a disposizione i mezzi necessari: 

“Si presentano gli assassini in uniforme della Guardia, dicono che hanno bisogno di informazioni e di non aver di loro timore.

Naturale che chi è onesto non teme –credono all’uniforme- è l’uniforme dei soldati della Guardia Repubblicana.

Essi entrano: assicurano i carnefici –che nulla di umano hanno all’infuori del sembiante- questa gente lavoratrice e buona che non verrà fatto loro nessun male.

Ed è Valenti, che tutto il paese conosce per la sua bontà e per la sua dirittura morale, che –chiamato in casa da una pattuglia di questi traditori – a sua volta chiama il cugino Miraglia, Guardia Ausiliaria in breve licenza e lo presenta, perché possa aiutare i falsi tutori della legge repubblicana.

È ancora Valenti che li accompagna a casa di Orlandini Umberto e Poli Bruno.

Che si deve temere quando la coscienza non ha nulla da rimproverare e soprattutto richiamato da camerati della Repubblica?

E continua la commedia turpe: «Non temete, vogliamo soltanto delle informazioni».

Nella piccola cucina –che poco prima aveva accolto un padre ed un madre amorosi con i figli, bimbi ancora attorno al desco- vi è ancora il profumo della serenità familiare e l’odore di cibi consumati.

Gli assassini riuniscono gli uomini poi, mentre in una camera superiore rinchiudono la madre con i figli, chiamano le figlie Paola di 15 anni e Anita di 21 anni e dicono loro: «Venite anche voi giù in cucina così vedrete che nessun male viene fatto agli uomini».

Scendono ignare della tragica fine.

La madre –nella camera nuziale- stringe al seno le sue creature. Le labbra tremanti non sanno pregare. Ma certo nello sguardo smarrito dall’angoscia essa volge la sua preghiera all’Altissimo.

Fuori la porta è sorvegliata.

Rumore di passi- gente in movimento.

Poi una scarica di mitra…

E cadono così, fratelli rantolanti nell’agonia, uomini e donne, abbarbicati uno all’altro nel tormento spasmodico delle mortali ferite.

Fuggono gli eroi dell’imboscata, gli assassini che non accettano il combattimento a volto aperto, i fratricidi operanti le forme più turpi dell’assassinio.

Eppure, nello sguardo dei morenti deve essere apparsa una luce disperata e una domanda più disperata ancora: «perché ucciderci? Perché…

Fra gli assassinati, solo Poli Bruno, coniugato, classe 1895, residente a Villa Sesso, risulta iscritto al Pfr.  I cugini Cirino Miraglia, un giovane di 18 anni, originario di Messina, è agente della Polizia ausiliaria, mentre Cirino Valenti è una Guardia Giurata Valenti, classe 1914.

Su “Il Solco fascista” l’eccidio di casa Orlandini desta grande allarme:

Fino a quando?

ORRENDA GESTA DEI FUORI LEGGE

L’altro ieri sera, criminali alla macchia, in località Villa Sesso, uccidevano barbaramente tale UMBERTO ORLANDINI e le sue due giovani figlie PAOLA e ANITA. Sempre nella stessa località venivano assassinati CIRINO VALENTI, CIRINO MIRAGLIA, Agente ausiliario di P.S. ed il fascista repubblicano BRUNO POLI.

Atre sei persone sono state così brutalmente assassinate. Di queste sei nuove vittime dell’odio fratricida uno solo risulta iscritto al Partito, mentre un altro serviva con umiltà e devozione fra gli agenti dell’ordine.

Ma i sicari non fanno discriminazioni: la loro è una brutale sete di sangue umano. Ogni uomo onesto lo può giudicare e riconoscere in questo nuovo crimine.”

Proprio l’eccidio di casa Orlandini conferma alle forze repubblicane di essere arrivati vicino al santuario partigiano. Viene tempestivamente organizzata una nuova azione che determina la fine delle basi di casa Manfredi e Miselli. La comanda lo stesso Tesei.

“RELAZIONE SULLA OPERAZIONE DI RASTRELLAMENTO EFFETTUATA IL MATTINO DEL 20/12/1944 IN TERRITORIO DI VILLA SESSO IN SEGUITO ALL’UCCISIONE DA PARTE DEI FUORI LEGGE DI SEI FASCISTI E DUE MILITARI GERMANICI.

Avuta notizia del fatto di cui sopra, avvenuto a Villa sesso, e che in quel territorio si trovavano depositi di armi e munizioni, nonché molti individui appartenenti alle bande armate che infestano quella zona, è stata disposta una azione di rastrellamento allo scopo di addivenire al sequestro delle armi e del materiale bellico, in uno coll’arresto degli elementi segnalati quali appartenenti alla S.A.P. o G.A.P.  e colpevoli degli assassini di cui sopra.  L’azione è stata disposta nel territorio comprendente il centro di Villa Sesso d immediate adiacenze, come da schizzo allegato diviso in settori operativi e comprendenti alcuni obiettivi predesignati, corrispondenti ai punti ove con maggiore probabilità si trovano occultate le armi, i materiali, ed i fuori legge ricercati.-

Il piano operativo è stato elaborato come segue:

Settore “A) : Fronte a NORD= Compagnia O.P. (35 uomini) = C/te Ten. Cagliari

Limiti: a sinistra: Crostoso 

a destra: 110 metri a destra della strada per Sesso.

A Nord: la strada da Valle S.Giulio a Sesso.

Settore “B : fronte a NORD = Esercito (25 uomini) = Com/te Ten. Amorosi.

Limiti: a sinistra: 100 metri a destra della strada per Sesso

destra : vedi schizzo allegato

A NORD: la strada da Sesso al C. dell’opera Pia.

Settore “C” : fronte a SUD _ Btg. Ausiliario (30 uomini) = Com/te S.Tenente Venturini

Limiti: a sinistra : strada nazionale per Mantova (strada campana)

A destra: crostoso

SUD : strada da valle S.Giulio a Sesso

Settore “D : fronte sud = esercito (25 uomini) Com/te un sottufficiale

Limiti: a sinistra: strada nazionale per Mantova

A destra vedi schizzo allegato

SUD : strada da Sesso al C dell’Opera Pia.

Comandante di tutto lo schieramento Capitano Bovini.-

OBIETTIVI PER OPERAZIONI SPECIALI:

n°1) =casa Malaspina: 2 uomini dell’U.P.I.+9 uomini+1 sottufficiale della Compagnia O.P.

n°2) =CASA PAGLIA : 3 uomini dell’U.P.I.+9 uomini+1 sottufficiale della Compagnia O.P.

n°3) = FALEGNAME: 3 uomini dell’U.P.I. + 9 uomini +1 sottufficiale della compagnia O.P.

n°.4) =CASA PARROCCHIALE: 3 uomini dell’U.P.I.+ 9 uomini +1 sottufficiale+18 uomini della Compagnia O.P.

PARTENZA: Alle ore 5 per i reparti assegnati ai settori : “C” e “D” ed all’obiettivo n.4.

Alle ore 5.30 per reparti assegnati ai settori : “A” “B” ed agli obiettivi N. 1-2 =3.

Per le ore 6.30 lo schieramento deve essere completo.

ALLE ORE 7 (SETTE) PRECISE I REPARTI INIZIANO IL RASTRELLAMENTO

Tutti i rastrellati sono inviati alla cooperativa di Sesso o per lo smistamento e controllo documenti.

Presiede a tale servizio un Brigadiere dell’U.P.I. Co altri due uomini dell’U.P.I.

Ogni novità viene riferita a Sesso-cooperativa- sede del comando operativo.-

Ogni reparto porta con è qualcuno in bicicletta. 

Punto di concentramento ad operazione finita:SEDE DELLA COOPERATIVA DI VILLA SESSO.-“

“. –Immediatamente un Reparto forte di 35 uomini al Comando del ten. D’ERCOLE ADELMO viene inviato a presidiare Villa Sesso.- Mentre si perquisiscono le corti adiacenti alle case coloniche al fine di poter ricuperare armi, resta ferita da una scheggia di bomba a mano la C.N. VERONESI DANTE, che viene immediatamente ricoverato all’ospedale di Villa Rivalta.- Durante il rastrellamento vengono fermati cinque giovani renitenti alla leva, rei confessi di essere stati sbandati, che vengono passati per le armi sul posto. Uno di essi è stato trovato in possesso di una bomba a mano tipo <Balilla>. La G.N.R. che opera in nostra collaborazione passa per le armi altri 14 individui, rei confessi di appartenere a bande di partigiani.”

“GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA

COMANDO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA

UFFICIO POLITICO INVESTIGATIVO

PROT. N° 4936 B.5

lì, 29 dicembre 1944

OGGETTO: Operazione di rastrellamento effettuata nel territorio di Villa Sesso il 20/12/1944 XXIII°

(…)

In seguito all’eccidio di sei fascisti nella casa del segretario del fascio repubblicano di Villa Sesso e l’uccisione di due militari Germanici sulla strada da Cadelbosco Sopra a Castelnuovo Sotto, fu prontamente predisposta ed attuata un’operazione di rastrellamento, affidata alla direzione del Magg. TESEI, Capo di questo U.P.I.; allo scopo di addivenire all’arresto degli elementi appartenenti alla S.A.P. e G.A.P. locale, colpevoli degli assassini di cui sopra, nonché al recupero delle armi e del materiale bellico che erano stati segnalati come in possesso dei sovversivi della località.

L’azione si svolse nel territorio comprendente il centro di Villa Sesso e immediate adiacenze; il territorio fu diviso in settori operativi comprendenti gli obiettivi designati, corrispondenti ai punti ove con maggior probabilità si trovavano occultate le armi, il materiale e i fuori legge ricercati.-

Furono impiegate le seguenti forze:

86 uomini della Cp. O.P. della G.N.R.

30 “    “ del Btg. territoriale della G.N.R:

50 uomini dell’esercito

20  “  “ dell’UPI

Alle ore 6.30 i reparti erano schierati ai posti assegnati precedentemente e alle ore sette aveva inizio il rastrellamento.

Durante l’azione furono eseguiti N° 251 accertamenti domiciliari, furono fermate ed esaminate N° 432 persone, di cui 57 furono trattenute a disposizione di questo UPI per ulteriori accertamenti.-

n° 14 elementi fuori legge, trovati in possesso di armi furono giustiziati sul posto.

Furono recuperate armi e munizioni e effetti di vestiario militare elencati nell’allegato n°1 alla presente relazione.

Alle ore 13 i reparti rientravano in sede lasciando sul posto una guardia di dieci uomini alla salme dell’efferato eccidio avvenuto la notte dal 19 al 20.-

IL COLONNELLO COMANDANTE

(Anselmo Ballarino)”

Nell’azione che porta alla scoperta della base partigiana di Villa Sesso, i Manfredi vennero letteralmente massacrati: Gino Manfredi venne brutalmente interrogato sul posto, tanto da essere portato davanti al plotone di esecuzione con un braccio spezzato, e i piedi fasciati a causa delle scottature. Si fece fucilare insieme ai suoi tre figli alla Cooperativa di Sesso. Alla fine vennero passa passati per le armi in quattordici:

“L’ECCIDIO DI VILLA SESSO

e l’immediata rappresaglia.

Sei trucidati di cui 2 donne. Ma quale colpa avevano commesso? Indubbiamente quella di essere profondamente buoni. Dei sei, uno solo iscritto al P.F.R..

Un immediato rastrellamento ha portato alla cattura di diciannove elementi in possesso di armi, bombe, moschetti, mitragliatrici ecc., appartenenti a bande armate, rei confessi. Sono stati pertanto processati, condannati a morte e giustiziati: Manfredi Gino; Miselli Ferdinando; Miselli Remo; Manfredi Guglielmo; Manfredi Aldino; Manfredi Virginio; Conforti Efrem; Tosi Domenico; Davoli Spartaco; Veronesi Emore; Catellani Domenico; Corradini Aldo; Pistelli Umberto; Simonazzi Loris; Ferrari Dino; Lusetti Luigi; Orioli Alfredo; Cavazzoni Soliani.

Ripetiamo ai nemici interni, ai quali noi addossiamo per intero la responsabilità tremenda dei nostri morti e dei loro morti: <Fatela finita, poiché noi, che rifuggiamo dal sangue fraterno, noi che non deflettiamo; vendicheremo sempre i nostri morti, siano essi iscritti al Partito Fascista Repubblicano o meno, poiché per noi basta che siano dei veri italiani.

E il popolo si scuota, non sia connivente con i delinquenti comuni; i Sacerdoti si scuotano: s’avvicina il Natale, nelle Chiese sappiano dire la parola di Pace che non deve costar nulla a chi veramente si sente investito dalla divina missione del Sacerdote.

La Patria non si salva con l’assassinio: la Patria si salva si rende grande combattendo con lealtà e battendo la via disperata, ma radiosa dell’Onore.”

La spirale di sangue vede una ulteriore tragedia. Il 21 Dicembre altri quattro uomini vengono catturati sempre a Sesso dai militi della Brigata Nera lasciati a controllare la zona: accusati di essere in possesso di armi e di appartenenza ai partigiani vengono fucilati sul posto dietro la casa dei Manfredi: si tratta di Dino Ferrari, Alfredo Orioli, Luigi Lusetti, e Pierino Soliani.

I rastrellamenti di Villa Sesso rappresentarono per la Resistenzauna grave perdita di vite umane, ma anche un nuovo durissimo colpo inferto all’organizzazione clandestina di una vasta parte del Comune di Reggio. Con gli arresti, le delazioni, gli appostamenti, i sopralluoghi i fascisti scoprirono e recuperarono un grosso quantitativo di armi nascoste in varie località, nonché materiali e viveri dell’intendenza partigiana. Si produsse conseguentemente un certo sbandamento tra le squadre S.A.P. di Sesso e dei paesi vicini.”

Sul lato fascista, la stampa diede spazio al cordoglio per la famiglia Orlandini:

“I funerali dei Caduti

di Villa Sesso

Ieri mattina alle ore 10 a Villa Sesso hanno avuto luogo i funerali delle vittime dell’eccidio noto ed efferato.

Il corteo si è mosso dalla Casa del Fascio ove è stata apprestata, a cura della Federazione Repubblicana, la camera ardente. Prestavano servizio d’onore reparti della Brigata Nera, della polizia e della Guardia repubblicana.

I feretri erano portati a spalla dagli squadristi della Brigata, della Guardia e dagli Agenti.

In chiesa le salme hanno avuto l’assoluzione quindi hanno proseguito per il cimitero.

Erano presenti il Commissario Federale, comandante la 30^ Brigata Nera e le altre Autorità”

“Ringraziamento

La moglie Curti Pierina e i figli del compianto

ORLANDINI UMBERTO

Nella impossibilità di poterlo fare individualmente, ringraziano commossi le Autorità, le rappresentanze, gli amici e tutti i buoni che hanno in qualsiasi forma preso parte al loro grande dolore.”

***

Nel 1943 ed il 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale, le nostre terre furono insanguinate da scontri fratricidi dovuti alla guerra partigiana sostenuta dai servizi speciali angloamericani. Per alcuni fu Guerra di Liberazione per altri Guerra Civile, per altri Guerra contro l’Invasione Angloamericana. 

Le vittime furono moltissime, anche dopo la guerra. 

Prevale, specie da parte delle istituzioni, che, ovviamente, fanno riferimento a partiti politici, la lettura a senso unico a favore dei Vincitori della Guerra. Quindi di chiusura alla Riconciliazione, anche ben oltre settant’anni dopo. Proponendo la Storia di una sola parte, censurando i crimini solo del Nemico, negando i crimini della propria fazione in armi.

Nel mondo vi è stato chi, a fronte di uno scontro fratricida, ha cercato la Riconciliazione, la strada del coraggio e della lealtà, specie verso se stessi.

Lo fece la Spagna di Franco nella Valle del los Caidos, il Partito Comunista della Slovenia con un Monumento all’eccidio della Guardia Bianca Anticomunista e il sudafricano Nelson Mandela, imponendo ai militari boeri ed ai guerriglieri dell’African National Congress di presentarsi davanti ad una commissione per ammettere i propri crimini. 

In Italia alcuni dissero che il tentativo fu nell’amnistia Togliatti, la quale tuttavia cancellava le pene, non portava alla conoscenza pubblica i delitti di entrambi le parti.

Luca Tadolini (Centro Studi Italia)

Si avvicina la commemorazione delle 24 vittime di Cernaieto: tutti i dettagli dell’evento

LA CERIMONIA ANNUALE RITORNA NEL BOSCO DI CERNAIETO

Sabato 15 maggio ore 11:15

Sabato 15 maggio 2021 alle ore 11.15, 17esima Cerimonia di benedizione della Croce del sacerdote Don Carlo Castellini, nel bosco di Cernaieto Trinità – CASINA (RE).
L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale “Pietro e Marianna Azzolini”, dal “Centro Studi Italia” (capitanato dall’avvocato Luca Tadolini) e l’Associazione Nazionale Volontari di Guerra (ANVG).
Saranno presenti alla Cerimonia i familiari delle vittime.

QUANDO LA FURIA ROSSA UCCISE 24 PERSONE

La ricostruzione storica dal libro di Fabio Filippi e Pierluigi Ghiggini

Era il 23 aprile 1945, 21 militi della GNR del presidio di Montecchio (RE), dopo due giorni di battaglia, si fidarono delle parole del parroco di Montecchio, Don Ennio Caraffi, anche lui ingannato, portava loro il messaggio dei partigiani comunisti: “la resa a patto di aver salva la vita e la condizione di non subire maltrattamenti e percosse”.

Verso le nove del mattino uscirono da “Cà Bedogni” (Montecchio) crivellata di colpi, all’interno dell’abitazione giacevano due ragazzi feriti (gli unici che si sarebbero salvati), due legionari morti, e nello scantinato il cadavere del partigiano *Lodovico Landini. Il vicecomandante dei partigiani, nonostante la parola data nella trattativa di resa, ordinò che tutti i militi venissero fucilati seduta stante. L’ordine però non venne eseguito per l’intervento di un superiore ed i partigiani legarono i prigionieri tra di loro, con del filo di ferro e li avviarono a piedi verso la “prigione” partigiana di Vedriano di Trinità – Canossa (RE), dalla quale non fecero più ritorno. In seguito vi fu un “processo” farsa della polizia partigiana e i 21 soldati vennero riconosciuti prigionieri di guerra, in spregio alla Convenzione di Ginevra vennero poi massacrati (unitamente a tre donne), anche se nel contempo la guerra era terminata. Sono passati oltre settant’anni dalla tremenda fine dei prigionieri trucidati nel bosco di Cernaieto e mai nessuna Istituzione li ha voluti ricordare, non sappiamo se per paura di ritorsioni o per ipocrisia. Nelle due fosse comuni nel bosco di Cernaieto sono stati rinvenuti resti di minorenni, di un padre massacrato assieme al figlio, di tre donne: Viappiani Paolina di 22 anni, Spaggiari Maria di 29 anni e un’altra non identificata.

LA STORIA DI PAOLINA

Cosa accadde alla giovane ragazza madre uccisa dai partigiani comunisti


La storia di Paolina, ragazza madre, è particolarmente toccante in quanto fu sequestrata dai partigiani comunisti e ammazzata dopo un mese terribile trascorso nell’edificio della scuola elementare trasformato in luogo di detenzione e violenza: eppure il padre del suo figlioletto di due anni era un noto partigiano garibaldino. Altre salme non sono state identificate in quanto impossibile il loro riconoscimento. Fu una vera e propria strage: i cadaveri dei prigionieri vennero ammassati in fosse comuni come non si fa neppure con gli animali. Questo sterminio non è ricordato come atto di giustizia nelle rievocazioni storiche della Resistenza, a testimonianza della volontà della sinistra e associazioni partigiane di occultare la parte scomoda della storia.


Questa commemorazione è anche un’occasione per fare doverosa memoria del sacrificio di persone innocenti (sempre dimenticate dalle Istituzioni!) e per ribadire la condanna di ogni forma di violenza.


Relativamente al partigiano *Lodovico Landini, secondo la ricostruzione operata sulla base di documenti inediti nel libro “CERNAIETO”, il partigiano sarebbe stato ucciso non dai militi della Rsi, ma da una pallottola di “fuoco amico” nella battaglia di “Cà Bedogni”.


(Fonte: Il libro “CERNAIETO, La Strage, La Croce e il Femminicidio di Paolina”, di Fabio FILIPPI e Pierluigi GHIGGINI).

Diacci (FDI) ricorda Don Carlo Terenziani, assassinato nei giorni successivi al 25 aprile 1945

FURIA ROSSA/Le stragi dei partigiani comunisti nel Triangolo della Morte

Oltre dieci anni fa abbiamo richiesto a gran voce, per la prima volta, che venisse cambiata la lapide  esistente presso il cimitero di San Ruffino che riporta la dicitura errata “tragicamente scomparso” pur sapendo tutti ormai che Don Carlo Terenziani fu barbaramente assassinato, chiedemmo inoltre l’intitolazione di una via in suo ricordo all’interno delle di vie di nuova intitolazione nel Comune di Scandiano.

Proprio nei giorni dell’anniversario della Liberazione chiediamo di ricordare anche chi è stato ingiustamente sacrificato nei giorni della Liberazione. Chi era Don Carlo Terenziani e quanto bene abbia fatto alla comunità locale possono testimoniarlo gli archivi parrocchiali e curiale della nostra provincia, oltre ad innumerevoli testimonianze locali.

Don Carlo fu barbaramente assassinato dai partigiani comunisti a guerra finita il 29 Aprile del 1945 come riportato dal libro “La chiesa reggiana tra fascismo e comunismo” della Prof.ssa Rossana Maseroli e ripreso dal saggio di Giampaolo Pansa “Il sangue dei vinti”. 

E’ storiograficamente falso omettere i meriti di un prete che erse chiesa asilo e cimitero a Cà de Caroli oltre all’opera instancabile che per tutta la sua breve vita lo vide servire i suoi fedeli. L’ateismo e la menzogna storica che buona parte della stessa sinistra  ha per tanto tempo professato, dovrebbero dare spazio, dopo sessant’anni alla decenza e al decoro di un riconoscimento ed una ferma condanna di quel terribile episodio. 

Facciamo pertanto appello al Sindaco ed ai consiglieri comunali cattolici affinché con noi si impegnino in futuro a ricordare la memoria di questo operoso sacerdote assassinato barbaramente dai partigiani comunisti.

Elena Diacci Presidente Circolo FDI Don Carlo Terenziani Scandiano

Elena Diacci

Il Centro Studi Italia, l’associazione Pietro e Marianna Azzolini e L’ANVG rendono onore alle Croci per i caduti del triangolo della Morte

Centro Studi Italia

Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini

Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Sezione di Reggio Emilia

In data odierna una delegazione del Centro Studi Italia, dell’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini e dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Sezione di Reggio Emilia hanno portato una corona d’alloro presso alcune delle Croci che ricordano i Martiri del Triangolo della Morte in terra reggiana, in località Osteriola a Rio Saliceto, al cavoun di Campagnola e sull’argine del Crostolo fra Castelnuovo Sotto e Cadelbosco Sopra.La Croce sull’argine del Crostolo fra Cadelbosco Sopra e Castelnuovo Sotto ricorda l’eccidio della sera del 23 Aprile 1945 quando i partigiani condussero 42 Reggiani sull’argine del Crostolo “uccidendoli a colpi di mitra buttando i loro cadaveri nelle acque del Crostolo”, scrive Don Flaminio Longagnani, Parroco di Meletole, “in complesso, nel castelnovese, il numero delle vittime di queste esecuzioni sommarie nei giorni della Liberazione fu circa di un centinaio”.La Croce del cavoun di Campagnola ricorda il luogo prescelto dai partigiani per altre esecuzioni di massa. Scrive Umberto Righi: “le operazioni per far sparire i corpi degli uccisi durarono ben tre giorni. I condannati, ridotti in fin di vita dalle violenze subite, vennero trasportati con due carri bestiame al cavoun”.La Croce di Osteriola ricorda le vittime nel camaroun in località Osteriola di Rio Saliceto, dove il 9 Marzo 1945 vennero violentate e uccise dai partigiani insieme ai genitori e parenti Marisa Nicolini e Maria Domenica Ghidini entrambe di 18 anni. Scrive Flavio Parmiggiani: “una anziana signora non ha mai dimenticato le urla disperate di persone violentate e torturate provenienti quella sera da camaroun”.Il Prefetto Avvocato Vittorio Pellizzi scrisse nel saggio Trenta mesi che a Reggio Emilia, dopo la Liberazione vennero uccisi circa mille Reggiani.Questa iniziativa si svolge nello spirito della Riconciliazione Nazionale, che prevede che la storia del drammatico periodo bellico e guerra fratricida tra 1943 e 1945 possa essere studiato a fatta conoscere liberamente, con confronto plurale e corretto, e che le Istituzioni ricordino tutte le vittime della guerra civile.

Laurenzia Azzolini (Ass. Culturale Pietro e Marianna Azzolini)

Luca Tadolini (Centro Studi Italia)

Alessandro Casolari (ANVG – Sezione RE)

Tadolini e Casolari