Il Centro Studi Italia, l’associazione Pietro e Marianna Azzolini e L’ANVG rendono onore alle Croci per i caduti del triangolo della Morte

Centro Studi Italia

Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini

Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Sezione di Reggio Emilia

In data odierna una delegazione del Centro Studi Italia, dell’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini e dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Sezione di Reggio Emilia hanno portato una corona d’alloro presso alcune delle Croci che ricordano i Martiri del Triangolo della Morte in terra reggiana, in località Osteriola a Rio Saliceto, al cavoun di Campagnola e sull’argine del Crostolo fra Castelnuovo Sotto e Cadelbosco Sopra.La Croce sull’argine del Crostolo fra Cadelbosco Sopra e Castelnuovo Sotto ricorda l’eccidio della sera del 23 Aprile 1945 quando i partigiani condussero 42 Reggiani sull’argine del Crostolo “uccidendoli a colpi di mitra buttando i loro cadaveri nelle acque del Crostolo”, scrive Don Flaminio Longagnani, Parroco di Meletole, “in complesso, nel castelnovese, il numero delle vittime di queste esecuzioni sommarie nei giorni della Liberazione fu circa di un centinaio”.La Croce del cavoun di Campagnola ricorda il luogo prescelto dai partigiani per altre esecuzioni di massa. Scrive Umberto Righi: “le operazioni per far sparire i corpi degli uccisi durarono ben tre giorni. I condannati, ridotti in fin di vita dalle violenze subite, vennero trasportati con due carri bestiame al cavoun”.La Croce di Osteriola ricorda le vittime nel camaroun in località Osteriola di Rio Saliceto, dove il 9 Marzo 1945 vennero violentate e uccise dai partigiani insieme ai genitori e parenti Marisa Nicolini e Maria Domenica Ghidini entrambe di 18 anni. Scrive Flavio Parmiggiani: “una anziana signora non ha mai dimenticato le urla disperate di persone violentate e torturate provenienti quella sera da camaroun”.Il Prefetto Avvocato Vittorio Pellizzi scrisse nel saggio Trenta mesi che a Reggio Emilia, dopo la Liberazione vennero uccisi circa mille Reggiani.Questa iniziativa si svolge nello spirito della Riconciliazione Nazionale, che prevede che la storia del drammatico periodo bellico e guerra fratricida tra 1943 e 1945 possa essere studiato a fatta conoscere liberamente, con confronto plurale e corretto, e che le Istituzioni ricordino tutte le vittime della guerra civile.

Laurenzia Azzolini (Ass. Culturale Pietro e Marianna Azzolini)

Luca Tadolini (Centro Studi Italia)

Alessandro Casolari (ANVG – Sezione RE)

Tadolini e Casolari

Tadolini (Centro Studi Italia): “Un pensiero forte: EUROPA Superpotenza”


In Europa si ragiona di un progetto, un piano, più che un sogno o una visione. Si evita di dire un’idea. Si tratta nientemeno che di guadagnare lo status di superpotenza.
Se ne discute ai vertici dell’Unione Europea, mai utilizzando il termine esplicito di superpotenza. Quelli che, a ragione o a torto, sono stati bollati come euroburocrati mimetizzano l’operazione dietro alcune formule, di cui una, in particolare, è divenuta globalmente nota, Autonomia Strategica. Tant’è che nei giorni scorsi il Presidente della superpotenza cinese ha esplicitamente invitato la Cancelliera tedesca Merkel a realizzare compiutamente questa fase di autonomia europea.
In questi anni il piano di superpotenza europea ha avuto i suoi campioni nei franco-tedeschi, come il Presidente francese Macron che ha dettato una sua dottrina riguardo il futuro dell’Europa, divenendo famoso per aver dichiarato la morte cerebrale della NATO.
E qui si arriva al punto scottante del ragionamento su Europa superpotenza, cioè il rapporto transatlantico. Una superpotenza per essere tale non può essere subalterna ad un’altra superpotenza. L’Unione Europea non può essere subalterna agli USA, di cui è formalmente alleata attraverso la NATO, alleanza dove gli USA sono indiscutibilmente egemoni.
L’Unione Europea, tuttavia, è un gigante di 460 milioni di abitanti, con una ampiezza territoriale continentale, una formidabile potenza economica e tecnologica; infine con una capacità militare molto più forte di quanto si voglia far credere.
Se Europa Superpotenza ancora non viene presentata come un’idea politica può essere un ragionamento dettato dalla contingenza globale.
Il mondo dei nostri giorni è un mondo multilaterale di grandi superpotenze continentali: Stati Uniti, la Cina, la Russia e l’India. È un dato di fatto incontestabile.
Oggi possiamo avere una rapida prospettiva del percorso che ci ha condotto a questa situazione. La prima metà del secolo scorso vede sparire gli imperi che avevano governato l’umanità nei secoli precedenti. Dalla Seconda Guerra mondiale emergono le due sole superpotenze vincitrici Usa e Urss, che impongono il bipolarismo della Guerra Fredda. Caduto il Muro di Berlino, gli Stati Uniti si pongono al comando di un unilaterale Nuovo Ordine Mondiale. Negli anni Novanta la rinascita russa sotto la guida del Presidente Putin mette in discussione l’egemonia statunitense. Con il nuovo millennio, anche la Cina consolida lo status di superpotenza, seguita dall’India. Il primo ventennio del Duemila si chiude con la certificazione della Cina come contraltare degli USA, determinando, insieme alle altre superpotenze, una condizione globale di multilateralità.
In questa scacchiera l’Unione Europea non può giocare senza guadagnare lo status di superpotenza.
Un freddo ragionamento di vertice senz’anima?
È molto difficile trovare nella politica europea un pronunciamento a diventare una superpotenza. In questi decenni abbiamo visto continuamente statunitensi, russi, indiani e cinesi coltivare la coscienza collettiva di rappresentare una superpotenza.
In Europa spesso la politica si divide per la simpatia, se non sudditanza, verso l’una o l’altra superpotenza, ma mai per una Europa superpotenza.
Nel 1964 un geopolitico belga Jean Thiriart pubblicò un libro dal titolo «Un empire de quatre cents millions d’hommes, l’Europe». Era la Guerra Fredda, il seme non attecchì.
Abbiamo continuato a vivere come se la nostra Europa fosse impermeabile alle vicende del mondo. Come se crisi, guerre e malattie appartenessero solo al passato o ad altri luoghi. Facciamo politica con la prospettiva del nostro cortile e facendoci belli di idee che tanto sappiamo non saremo chiamati dar prova. Sempre pronti a schernire ed insultare la nostra Patria. Guardiamo e lodiamo gli altri popoli diventare potenti, ma non li emuliamo.
Europa superpotenza è l’unico pensiero forte che si presenta ai popoli europei dei nostri giorni. L’Europa ha un’importanza strategica che non lascia scampo al diventare terreno di confronto fra le altre superpotenze. Per difendere l’Europa dobbiamo essere una superpotenza.


Luca Tadolini, Centro Studi Italia