Tadolini (Centro Studi Italia): “Un pensiero forte: EUROPA Superpotenza”


In Europa si ragiona di un progetto, un piano, più che un sogno o una visione. Si evita di dire un’idea. Si tratta nientemeno che di guadagnare lo status di superpotenza.
Se ne discute ai vertici dell’Unione Europea, mai utilizzando il termine esplicito di superpotenza. Quelli che, a ragione o a torto, sono stati bollati come euroburocrati mimetizzano l’operazione dietro alcune formule, di cui una, in particolare, è divenuta globalmente nota, Autonomia Strategica. Tant’è che nei giorni scorsi il Presidente della superpotenza cinese ha esplicitamente invitato la Cancelliera tedesca Merkel a realizzare compiutamente questa fase di autonomia europea.
In questi anni il piano di superpotenza europea ha avuto i suoi campioni nei franco-tedeschi, come il Presidente francese Macron che ha dettato una sua dottrina riguardo il futuro dell’Europa, divenendo famoso per aver dichiarato la morte cerebrale della NATO.
E qui si arriva al punto scottante del ragionamento su Europa superpotenza, cioè il rapporto transatlantico. Una superpotenza per essere tale non può essere subalterna ad un’altra superpotenza. L’Unione Europea non può essere subalterna agli USA, di cui è formalmente alleata attraverso la NATO, alleanza dove gli USA sono indiscutibilmente egemoni.
L’Unione Europea, tuttavia, è un gigante di 460 milioni di abitanti, con una ampiezza territoriale continentale, una formidabile potenza economica e tecnologica; infine con una capacità militare molto più forte di quanto si voglia far credere.
Se Europa Superpotenza ancora non viene presentata come un’idea politica può essere un ragionamento dettato dalla contingenza globale.
Il mondo dei nostri giorni è un mondo multilaterale di grandi superpotenze continentali: Stati Uniti, la Cina, la Russia e l’India. È un dato di fatto incontestabile.
Oggi possiamo avere una rapida prospettiva del percorso che ci ha condotto a questa situazione. La prima metà del secolo scorso vede sparire gli imperi che avevano governato l’umanità nei secoli precedenti. Dalla Seconda Guerra mondiale emergono le due sole superpotenze vincitrici Usa e Urss, che impongono il bipolarismo della Guerra Fredda. Caduto il Muro di Berlino, gli Stati Uniti si pongono al comando di un unilaterale Nuovo Ordine Mondiale. Negli anni Novanta la rinascita russa sotto la guida del Presidente Putin mette in discussione l’egemonia statunitense. Con il nuovo millennio, anche la Cina consolida lo status di superpotenza, seguita dall’India. Il primo ventennio del Duemila si chiude con la certificazione della Cina come contraltare degli USA, determinando, insieme alle altre superpotenze, una condizione globale di multilateralità.
In questa scacchiera l’Unione Europea non può giocare senza guadagnare lo status di superpotenza.
Un freddo ragionamento di vertice senz’anima?
È molto difficile trovare nella politica europea un pronunciamento a diventare una superpotenza. In questi decenni abbiamo visto continuamente statunitensi, russi, indiani e cinesi coltivare la coscienza collettiva di rappresentare una superpotenza.
In Europa spesso la politica si divide per la simpatia, se non sudditanza, verso l’una o l’altra superpotenza, ma mai per una Europa superpotenza.
Nel 1964 un geopolitico belga Jean Thiriart pubblicò un libro dal titolo «Un empire de quatre cents millions d’hommes, l’Europe». Era la Guerra Fredda, il seme non attecchì.
Abbiamo continuato a vivere come se la nostra Europa fosse impermeabile alle vicende del mondo. Come se crisi, guerre e malattie appartenessero solo al passato o ad altri luoghi. Facciamo politica con la prospettiva del nostro cortile e facendoci belli di idee che tanto sappiamo non saremo chiamati dar prova. Sempre pronti a schernire ed insultare la nostra Patria. Guardiamo e lodiamo gli altri popoli diventare potenti, ma non li emuliamo.
Europa superpotenza è l’unico pensiero forte che si presenta ai popoli europei dei nostri giorni. L’Europa ha un’importanza strategica che non lascia scampo al diventare terreno di confronto fra le altre superpotenze. Per difendere l’Europa dobbiamo essere una superpotenza.


Luca Tadolini, Centro Studi Italia

Turchia, Aimi: “Europa affronti con decisione percorso di autonomia”

Enrico Aimi

ROMA – “Lo scorso mercoledì forse non è stato da leoni, ma certamente lo è stato per importanza, verso l’Autonomia Strategica dell’Europa, il progetto che intende far guadagnare alla UE lo status di Superpotenza Globale. Il “sofa’-gate” fra la Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen ed il Presidente turco Erdogan ha un significato esclusivamente geopolitico: la Turchia, forte della tradizione ottomana, si fa largo come superpotenza di scacchiere e lo dichiara all’Europa, senza fronzoli, con un autentico sgarbo diplomatico. L’Unione Europea, a sua volta, con piglio cavalleresco – ma di fatto riconoscendosi a sua volta Superpotenza – risponde tramite il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi che in conferenza stampa dà del dittatore utile alla bisogna al Presidente turco. Si consideri che Mario Draghi, il giorno prima era in Libia, dove i Turchi, senza tanti giri di parole, vogliono scalzarci, fino a far sloggiare il nostro presidio militare da Misurata per farne una loro base.Nelle stesse ore, senza nessun clamore mediatico, il Cancelliere tedesco Angela Merkel era al telefono con il Presidente cinese Xi Jinping, il quale, esplicitamente, ha incoraggiato l’Unione Europea a percorrere con decisione la strada dell’Autonomia Strategica europea.Se è certo che il divenire superpotenza non può dipendere dal rispetto del protocollo diplomatico o da un suggerimento di altre superpotenze, è altrettanto certo che questo è il tema decisivo per il futuro dell’Europa, quindi anche dell’Italia, non procrastinabile dal nostro impegno politico”. Lo dichiara il senatore Enrico Aimi, capogruppo in Commissione Affari Esteri di Forza Italia.

Barcaiuolo (FDI): “Consentire da subito servizio all’aperto di bar e ristoranti”

Michele Barcaiuolo, consigliere FDI in Regione

EMILIA-ROMAGNA – “Uno studio condotto dall’ Health Protection Surveillance Center di Dublino relativo ai casi di Covid19 nella Repubblica di Irlanda, dimostra come incontrarsi all’aria aperta, con le dovute precauzioni, sia molto più sicuro che farlo nei luoghi chiusi”.

A dichiararlo è Michele Barcaiuolo, consigliere di Fratelli d’Italia in Regione Emilia-Romagna. “Lo studio sancisce che i contagi avvenuti all’aria aperta siano solamente lo 0,1% dei casi, cifre quasi irrilevanti. Il numero assolutamente basso di casi derivanti dalla trasmissione all’aperto trova conferma in diversi studi internazionali, dalla Cina all’America, a Canterbury”.

“Dati da mettere a sistema con lo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr e di Arpa Lombardia, pubblicato sulla rivista “Environmental Research”, secondo il quale le possibilità di contagiarsi di Covid-19 all’aperto sono infinitesimamente basse anche se si vive in aree urbane caratterizzate da una massiccia presenza nell’aria di particolato, come purtroppo è l’area della Pianura Padana”.

Alla luce di queste importanti evidenze scientifiche le misure anti-coronavirus potrebbero quindi essere mitigate le attività all’aperto senza correre rischi, pur nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale.

“Bar e ristoranti, tra le categorie maggiormente colpite dalle scelte governative sulla gestione della pandemia, da più di due mesi nella nostra regione non possono operare se non con take away e delivery, i quali spesso non bastano neppure a coprire le spese.

Con una risoluzione presentata oggi all’Assemblea ho chiesto alla Giunta di farsi portavoce presso il Governo, attraverso la Conferenza Stato-Regioni, della possibilità di riaprire da subito quei bar e ristoranti che possano garantire il servizio esterno all’aperto, in dehors e verande, nel rispetto delle norme di sicurezza e di distanziamento”.

“Con l’esonero dal pagamento della Tosap fino a fine giugno, ma che auspichiamo venga prorogato fino alla fine dell’anno, costituirebbe un’importante boccata di ossigeno per attività ormai allo stremo. La stagione calda è ormai alle porte: la Regione e il Governo compia un atto di coraggio, per di più supportato dalla scienza. Si possono salvare in questo modo aziende e posti di lavoro.”

Michele Barcaiuolo, consigliere e coordinatore FDI per la Regione E-R