LA PARTE NASCOSTA DEL MURALES DI SESSO/l’eccidio della famiglia Orlandini da parte dei partigiani

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DALLO STORICO E AVVOCATO LUCA TADOLINI

Dicembre 1944. Villa Sesso è una frazione a nord di Reggio Emilia, appena fuori la città.

Umberto Orlandini, classe 1901, è nato e residente a Villa Sesso. Ha avuto due figlie dalla prima moglie Elide Lombardini, Amelia Paola di 15 anni, studentessa di ragioneria all’Istituto Tecnico “Angelo Secchi”, Anita, di 20 anni. Ora è sposato con Curti Piera, è ha due bambini piccoli.

A Sesso vivono anche due famiglie di mezzadri i Manfredi ed i Miselli, decisamente antifasciste. Dopo l’8 Settembre 1943, aderiscono alla lotta armata contro la Rsi: “casa Manfredi, anzi, divenne una delle basi più solide della organizzazione. Ivi si riuniva appunto, settimanalmente, il Comitato Provinciale del <Paramilitare> per studiare problemi organizzativi, mentre giornalmente vi si andava svolgendo il lavoro pratico di collegamento, di assistenza, di trasporto materiali, di recupero armi, ecc. Con la costituzione delle S.A.P., i giovani delle due famiglie divennero sappisti e assieme parteciparono a varie azioni. Ad ogni azione seguivano giorni e notti di lavoro, per smistare o nascondere le armi, i viveri e il materiale recuperati. I fucili recuperati alla stazione ferroviaria di Rubiera (…) in parte [vennero, ndr] occultati in un pagliaio situato davanti alla casa Manfredi, che era stato appositamente svuotato all’interno. Un forte quantitativo di burro, recuperato alla Cremeria reggiana, venne in parte fuso in damigiane, poi sotterrate e tenuto a disposizione dell’Intendenza delle S.A.P., che a Villa Sesso aveva la sua base. Ulderico Miselli, essendo stato sergente maggiore nell’Esercito, venne inviato in montagna ove gli venne affidato il comando di un distaccamento della 32^ Brigata. Remo continuò la sua attività di sappista e la sorella Enza, ancora giovanetta venne utilizzata come staffetta. Il padre e la madre si adoperarono invece nell’attività sussidiaria. A Casa Manfredi si riunivano molto spesso, oltre ai dirigenti dell’Intendenza, i componenti del Comando Piazza o del C.L.N. prov.. In Sesso, inoltre, era installata la sede operativa del Comando Provinciale S.A.P.”

In pratica, le case delle due famiglie di mezzadri erano diventate la centrale della guerriglia.

Le autorità repubblicane e germaniche, però, stanno sistematicamente venendo a capo della organizzazione militare e politica antifascista: in Val d’Enza hanno distrutto due distaccamenti, in città hanno smantellato il Comando piazza partigiano. 

Ora, l’attenzione è puntata verso la pianura a nord: cercano la base segreta della Resistenza appoggiata dagli angloamericani e stanno chiudendo il cerchio nella zona giusta: sarà un bagno di sangue fra italiani.

Il primo colpo viene sferrato verso il 15 Dicembre, con uno schieramento interforze repubblicane: 100 militi della Gnr(Guardia Nazionale Repubblicana), 20 soldati dell’Esercito, 40 squadristi della Brigata Nera, 8 operatori dell’Upi (Ufficio Politico Investigativo) , al comando del Capitano Giuseppe Bonini. L’operazione scatta alle undici di sera del 16 Dicembre e prosegue fino all’alba del giorno seguente, setacciando la zona di Villa Sesso. Vengono catturati Alfeo Manfredi, Franco Ferrari, Emidio Ferrari e Angiolino Orsini. L’accusa è di essere armati e di possedere materiale propagandistico. I quattro negano, ma vengono massacrati e passati per le armi. Altre sette persone sono arrestate.

“Il fatto venne a rompere tragicamente (…) la calma che i dirigenti la Resistenza avevano deciso di conservare nella zona”

Essendo un santuario partigiano, i comandi antifascisti si erano guardati dal compiere agguati o uccisioni a Villa Sesso. Possono, però, aver sottovalutato l’uccisione di due militari tedeschi nelle stesse giornate: “Il giorno 20 del mese di Dicembre elementi partigiani uccidono in località Cava di Castelnuovo Sotto due Camerati Germanici”.

La scelta della guerriglia, a questo punto, denuncia il panico di essere scoperti: viene decisa una vera e propria rappresaglia antifascista. “Visto che la zona era ormai bersaglio dei colpi fascisti, i Comandi della pianura decisero di stroncare lo spionaggio locale, punendo alcune persone ritenute responsabili dei lutti fascisti della Villa”La spiegazione di colpire degli informatori repubblicani non convince: in effetti, se vi fosse stata una rete informativa fascista, il rastrellamento con 200 per un’intera notte, condotto dal Capitano Bonini, avrebbe raggiunto l’obiettivo di trovare la base guerrigliera nelle case dei Manfredi e dei Miselli. Il rastrellamento, invece, non ha raggiunto nessun obiettivo, e la delusione fascista e forse rappresentata anche dalla ferocia con cui sono stati uccisi i 4 catturati. 

In realtà, quello che sta per succedere, dimostra che la resistenza antifascista vuole dare un segnale terroristico colpendo gli abitanti di Villa Sesso fascisti o comunque considerati non favorevoli alla guerriglia.

La tecnica è la solita, si cattura una persona e sotto la minaccia delle armi la si usa per farsi aprire le porte di altre abitazioni.  Il livello superiore dell’azione emerge dall’utilizzo di divise della Gnr., la presenza di una centrale operativa in loco permette di avere a disposizione i mezzi necessari: 

“Si presentano gli assassini in uniforme della Guardia, dicono che hanno bisogno di informazioni e di non aver di loro timore.

Naturale che chi è onesto non teme –credono all’uniforme- è l’uniforme dei soldati della Guardia Repubblicana.

Essi entrano: assicurano i carnefici –che nulla di umano hanno all’infuori del sembiante- questa gente lavoratrice e buona che non verrà fatto loro nessun male.

Ed è Valenti, che tutto il paese conosce per la sua bontà e per la sua dirittura morale, che –chiamato in casa da una pattuglia di questi traditori – a sua volta chiama il cugino Miraglia, Guardia Ausiliaria in breve licenza e lo presenta, perché possa aiutare i falsi tutori della legge repubblicana.

È ancora Valenti che li accompagna a casa di Orlandini Umberto e Poli Bruno.

Che si deve temere quando la coscienza non ha nulla da rimproverare e soprattutto richiamato da camerati della Repubblica?

E continua la commedia turpe: «Non temete, vogliamo soltanto delle informazioni».

Nella piccola cucina –che poco prima aveva accolto un padre ed un madre amorosi con i figli, bimbi ancora attorno al desco- vi è ancora il profumo della serenità familiare e l’odore di cibi consumati.

Gli assassini riuniscono gli uomini poi, mentre in una camera superiore rinchiudono la madre con i figli, chiamano le figlie Paola di 15 anni e Anita di 21 anni e dicono loro: «Venite anche voi giù in cucina così vedrete che nessun male viene fatto agli uomini».

Scendono ignare della tragica fine.

La madre –nella camera nuziale- stringe al seno le sue creature. Le labbra tremanti non sanno pregare. Ma certo nello sguardo smarrito dall’angoscia essa volge la sua preghiera all’Altissimo.

Fuori la porta è sorvegliata.

Rumore di passi- gente in movimento.

Poi una scarica di mitra…

E cadono così, fratelli rantolanti nell’agonia, uomini e donne, abbarbicati uno all’altro nel tormento spasmodico delle mortali ferite.

Fuggono gli eroi dell’imboscata, gli assassini che non accettano il combattimento a volto aperto, i fratricidi operanti le forme più turpi dell’assassinio.

Eppure, nello sguardo dei morenti deve essere apparsa una luce disperata e una domanda più disperata ancora: «perché ucciderci? Perché…

Fra gli assassinati, solo Poli Bruno, coniugato, classe 1895, residente a Villa Sesso, risulta iscritto al Pfr.  I cugini Cirino Miraglia, un giovane di 18 anni, originario di Messina, è agente della Polizia ausiliaria, mentre Cirino Valenti è una Guardia Giurata Valenti, classe 1914.

Su “Il Solco fascista” l’eccidio di casa Orlandini desta grande allarme:

Fino a quando?

ORRENDA GESTA DEI FUORI LEGGE

L’altro ieri sera, criminali alla macchia, in località Villa Sesso, uccidevano barbaramente tale UMBERTO ORLANDINI e le sue due giovani figlie PAOLA e ANITA. Sempre nella stessa località venivano assassinati CIRINO VALENTI, CIRINO MIRAGLIA, Agente ausiliario di P.S. ed il fascista repubblicano BRUNO POLI.

Atre sei persone sono state così brutalmente assassinate. Di queste sei nuove vittime dell’odio fratricida uno solo risulta iscritto al Partito, mentre un altro serviva con umiltà e devozione fra gli agenti dell’ordine.

Ma i sicari non fanno discriminazioni: la loro è una brutale sete di sangue umano. Ogni uomo onesto lo può giudicare e riconoscere in questo nuovo crimine.”

Proprio l’eccidio di casa Orlandini conferma alle forze repubblicane di essere arrivati vicino al santuario partigiano. Viene tempestivamente organizzata una nuova azione che determina la fine delle basi di casa Manfredi e Miselli. La comanda lo stesso Tesei.

“RELAZIONE SULLA OPERAZIONE DI RASTRELLAMENTO EFFETTUATA IL MATTINO DEL 20/12/1944 IN TERRITORIO DI VILLA SESSO IN SEGUITO ALL’UCCISIONE DA PARTE DEI FUORI LEGGE DI SEI FASCISTI E DUE MILITARI GERMANICI.

Avuta notizia del fatto di cui sopra, avvenuto a Villa sesso, e che in quel territorio si trovavano depositi di armi e munizioni, nonché molti individui appartenenti alle bande armate che infestano quella zona, è stata disposta una azione di rastrellamento allo scopo di addivenire al sequestro delle armi e del materiale bellico, in uno coll’arresto degli elementi segnalati quali appartenenti alla S.A.P. o G.A.P.  e colpevoli degli assassini di cui sopra.  L’azione è stata disposta nel territorio comprendente il centro di Villa Sesso d immediate adiacenze, come da schizzo allegato diviso in settori operativi e comprendenti alcuni obiettivi predesignati, corrispondenti ai punti ove con maggiore probabilità si trovano occultate le armi, i materiali, ed i fuori legge ricercati.-

Il piano operativo è stato elaborato come segue:

Settore “A) : Fronte a NORD= Compagnia O.P. (35 uomini) = C/te Ten. Cagliari

Limiti: a sinistra: Crostoso 

a destra: 110 metri a destra della strada per Sesso.

A Nord: la strada da Valle S.Giulio a Sesso.

Settore “B : fronte a NORD = Esercito (25 uomini) = Com/te Ten. Amorosi.

Limiti: a sinistra: 100 metri a destra della strada per Sesso

destra : vedi schizzo allegato

A NORD: la strada da Sesso al C. dell’opera Pia.

Settore “C” : fronte a SUD _ Btg. Ausiliario (30 uomini) = Com/te S.Tenente Venturini

Limiti: a sinistra : strada nazionale per Mantova (strada campana)

A destra: crostoso

SUD : strada da valle S.Giulio a Sesso

Settore “D : fronte sud = esercito (25 uomini) Com/te un sottufficiale

Limiti: a sinistra: strada nazionale per Mantova

A destra vedi schizzo allegato

SUD : strada da Sesso al C dell’Opera Pia.

Comandante di tutto lo schieramento Capitano Bovini.-

OBIETTIVI PER OPERAZIONI SPECIALI:

n°1) =casa Malaspina: 2 uomini dell’U.P.I.+9 uomini+1 sottufficiale della Compagnia O.P.

n°2) =CASA PAGLIA : 3 uomini dell’U.P.I.+9 uomini+1 sottufficiale della Compagnia O.P.

n°3) = FALEGNAME: 3 uomini dell’U.P.I. + 9 uomini +1 sottufficiale della compagnia O.P.

n°.4) =CASA PARROCCHIALE: 3 uomini dell’U.P.I.+ 9 uomini +1 sottufficiale+18 uomini della Compagnia O.P.

PARTENZA: Alle ore 5 per i reparti assegnati ai settori : “C” e “D” ed all’obiettivo n.4.

Alle ore 5.30 per reparti assegnati ai settori : “A” “B” ed agli obiettivi N. 1-2 =3.

Per le ore 6.30 lo schieramento deve essere completo.

ALLE ORE 7 (SETTE) PRECISE I REPARTI INIZIANO IL RASTRELLAMENTO

Tutti i rastrellati sono inviati alla cooperativa di Sesso o per lo smistamento e controllo documenti.

Presiede a tale servizio un Brigadiere dell’U.P.I. Co altri due uomini dell’U.P.I.

Ogni novità viene riferita a Sesso-cooperativa- sede del comando operativo.-

Ogni reparto porta con è qualcuno in bicicletta. 

Punto di concentramento ad operazione finita:SEDE DELLA COOPERATIVA DI VILLA SESSO.-“

“. –Immediatamente un Reparto forte di 35 uomini al Comando del ten. D’ERCOLE ADELMO viene inviato a presidiare Villa Sesso.- Mentre si perquisiscono le corti adiacenti alle case coloniche al fine di poter ricuperare armi, resta ferita da una scheggia di bomba a mano la C.N. VERONESI DANTE, che viene immediatamente ricoverato all’ospedale di Villa Rivalta.- Durante il rastrellamento vengono fermati cinque giovani renitenti alla leva, rei confessi di essere stati sbandati, che vengono passati per le armi sul posto. Uno di essi è stato trovato in possesso di una bomba a mano tipo <Balilla>. La G.N.R. che opera in nostra collaborazione passa per le armi altri 14 individui, rei confessi di appartenere a bande di partigiani.”

“GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA

COMANDO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA

UFFICIO POLITICO INVESTIGATIVO

PROT. N° 4936 B.5

lì, 29 dicembre 1944

OGGETTO: Operazione di rastrellamento effettuata nel territorio di Villa Sesso il 20/12/1944 XXIII°

(…)

In seguito all’eccidio di sei fascisti nella casa del segretario del fascio repubblicano di Villa Sesso e l’uccisione di due militari Germanici sulla strada da Cadelbosco Sopra a Castelnuovo Sotto, fu prontamente predisposta ed attuata un’operazione di rastrellamento, affidata alla direzione del Magg. TESEI, Capo di questo U.P.I.; allo scopo di addivenire all’arresto degli elementi appartenenti alla S.A.P. e G.A.P. locale, colpevoli degli assassini di cui sopra, nonché al recupero delle armi e del materiale bellico che erano stati segnalati come in possesso dei sovversivi della località.

L’azione si svolse nel territorio comprendente il centro di Villa Sesso e immediate adiacenze; il territorio fu diviso in settori operativi comprendenti gli obiettivi designati, corrispondenti ai punti ove con maggior probabilità si trovavano occultate le armi, il materiale e i fuori legge ricercati.-

Furono impiegate le seguenti forze:

86 uomini della Cp. O.P. della G.N.R.

30 “    “ del Btg. territoriale della G.N.R:

50 uomini dell’esercito

20  “  “ dell’UPI

Alle ore 6.30 i reparti erano schierati ai posti assegnati precedentemente e alle ore sette aveva inizio il rastrellamento.

Durante l’azione furono eseguiti N° 251 accertamenti domiciliari, furono fermate ed esaminate N° 432 persone, di cui 57 furono trattenute a disposizione di questo UPI per ulteriori accertamenti.-

n° 14 elementi fuori legge, trovati in possesso di armi furono giustiziati sul posto.

Furono recuperate armi e munizioni e effetti di vestiario militare elencati nell’allegato n°1 alla presente relazione.

Alle ore 13 i reparti rientravano in sede lasciando sul posto una guardia di dieci uomini alla salme dell’efferato eccidio avvenuto la notte dal 19 al 20.-

IL COLONNELLO COMANDANTE

(Anselmo Ballarino)”

Nell’azione che porta alla scoperta della base partigiana di Villa Sesso, i Manfredi vennero letteralmente massacrati: Gino Manfredi venne brutalmente interrogato sul posto, tanto da essere portato davanti al plotone di esecuzione con un braccio spezzato, e i piedi fasciati a causa delle scottature. Si fece fucilare insieme ai suoi tre figli alla Cooperativa di Sesso. Alla fine vennero passa passati per le armi in quattordici:

“L’ECCIDIO DI VILLA SESSO

e l’immediata rappresaglia.

Sei trucidati di cui 2 donne. Ma quale colpa avevano commesso? Indubbiamente quella di essere profondamente buoni. Dei sei, uno solo iscritto al P.F.R..

Un immediato rastrellamento ha portato alla cattura di diciannove elementi in possesso di armi, bombe, moschetti, mitragliatrici ecc., appartenenti a bande armate, rei confessi. Sono stati pertanto processati, condannati a morte e giustiziati: Manfredi Gino; Miselli Ferdinando; Miselli Remo; Manfredi Guglielmo; Manfredi Aldino; Manfredi Virginio; Conforti Efrem; Tosi Domenico; Davoli Spartaco; Veronesi Emore; Catellani Domenico; Corradini Aldo; Pistelli Umberto; Simonazzi Loris; Ferrari Dino; Lusetti Luigi; Orioli Alfredo; Cavazzoni Soliani.

Ripetiamo ai nemici interni, ai quali noi addossiamo per intero la responsabilità tremenda dei nostri morti e dei loro morti: <Fatela finita, poiché noi, che rifuggiamo dal sangue fraterno, noi che non deflettiamo; vendicheremo sempre i nostri morti, siano essi iscritti al Partito Fascista Repubblicano o meno, poiché per noi basta che siano dei veri italiani.

E il popolo si scuota, non sia connivente con i delinquenti comuni; i Sacerdoti si scuotano: s’avvicina il Natale, nelle Chiese sappiano dire la parola di Pace che non deve costar nulla a chi veramente si sente investito dalla divina missione del Sacerdote.

La Patria non si salva con l’assassinio: la Patria si salva si rende grande combattendo con lealtà e battendo la via disperata, ma radiosa dell’Onore.”

La spirale di sangue vede una ulteriore tragedia. Il 21 Dicembre altri quattro uomini vengono catturati sempre a Sesso dai militi della Brigata Nera lasciati a controllare la zona: accusati di essere in possesso di armi e di appartenenza ai partigiani vengono fucilati sul posto dietro la casa dei Manfredi: si tratta di Dino Ferrari, Alfredo Orioli, Luigi Lusetti, e Pierino Soliani.

I rastrellamenti di Villa Sesso rappresentarono per la Resistenzauna grave perdita di vite umane, ma anche un nuovo durissimo colpo inferto all’organizzazione clandestina di una vasta parte del Comune di Reggio. Con gli arresti, le delazioni, gli appostamenti, i sopralluoghi i fascisti scoprirono e recuperarono un grosso quantitativo di armi nascoste in varie località, nonché materiali e viveri dell’intendenza partigiana. Si produsse conseguentemente un certo sbandamento tra le squadre S.A.P. di Sesso e dei paesi vicini.”

Sul lato fascista, la stampa diede spazio al cordoglio per la famiglia Orlandini:

“I funerali dei Caduti

di Villa Sesso

Ieri mattina alle ore 10 a Villa Sesso hanno avuto luogo i funerali delle vittime dell’eccidio noto ed efferato.

Il corteo si è mosso dalla Casa del Fascio ove è stata apprestata, a cura della Federazione Repubblicana, la camera ardente. Prestavano servizio d’onore reparti della Brigata Nera, della polizia e della Guardia repubblicana.

I feretri erano portati a spalla dagli squadristi della Brigata, della Guardia e dagli Agenti.

In chiesa le salme hanno avuto l’assoluzione quindi hanno proseguito per il cimitero.

Erano presenti il Commissario Federale, comandante la 30^ Brigata Nera e le altre Autorità”

“Ringraziamento

La moglie Curti Pierina e i figli del compianto

ORLANDINI UMBERTO

Nella impossibilità di poterlo fare individualmente, ringraziano commossi le Autorità, le rappresentanze, gli amici e tutti i buoni che hanno in qualsiasi forma preso parte al loro grande dolore.”

***

Nel 1943 ed il 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale, le nostre terre furono insanguinate da scontri fratricidi dovuti alla guerra partigiana sostenuta dai servizi speciali angloamericani. Per alcuni fu Guerra di Liberazione per altri Guerra Civile, per altri Guerra contro l’Invasione Angloamericana. 

Le vittime furono moltissime, anche dopo la guerra. 

Prevale, specie da parte delle istituzioni, che, ovviamente, fanno riferimento a partiti politici, la lettura a senso unico a favore dei Vincitori della Guerra. Quindi di chiusura alla Riconciliazione, anche ben oltre settant’anni dopo. Proponendo la Storia di una sola parte, censurando i crimini solo del Nemico, negando i crimini della propria fazione in armi.

Nel mondo vi è stato chi, a fronte di uno scontro fratricida, ha cercato la Riconciliazione, la strada del coraggio e della lealtà, specie verso se stessi.

Lo fece la Spagna di Franco nella Valle del los Caidos, il Partito Comunista della Slovenia con un Monumento all’eccidio della Guardia Bianca Anticomunista e il sudafricano Nelson Mandela, imponendo ai militari boeri ed ai guerriglieri dell’African National Congress di presentarsi davanti ad una commissione per ammettere i propri crimini. 

In Italia alcuni dissero che il tentativo fu nell’amnistia Togliatti, la quale tuttavia cancellava le pene, non portava alla conoscenza pubblica i delitti di entrambi le parti.

Luca Tadolini (Centro Studi Italia)