Sabato la commemorazione delle Croci di Montepiano e Volpara

PER NON DIMENTICARE TUTTI I CADUTI RSI E I MARTIRI DEL CONFINE ORIENTALE

Sabato 12 giugno, alle ore 11, a Volpara e a Montepiano di Vetto si terranno le benedizioni alle Croci erette in memoria di Pietro Azzolini e Ostilio Ferrari. Il dottor Pietro Azzolini ( 36 anni), Medico della G. N. R, uomo legatissimo al territorio montano reggiano, tanto si prodigo’ per la sua gente, portando medicinali e viveri a quelle popolazioni che rimasero isolate e falcidiate dai rastrellamenti del marzo 1944. La vigilia di San Giovanni 1944, un gruppo di partigiani si reco’ presso la sua abitazione, in Vetto, con la scusa di feriti da curare, si fecero seguire dal medico che, ligio al giuramento di Ippocrate, sempre aveva curato tutti, senza distinzione di casacca. Povero Pietro, a pochi chilometri da casa, tra gente che aveva amato e curato, venne trucidato, spogliato dei soldi, orologio d’oro, dono della mamma per la laurea, penna stilografica, catenina con immagine della Madonna e su consiglio degli ‘eroi’ aveva indossato scarponi pesanti e giaccone di pelle anche questi tolti dai ‘predatori’. A poche centinaia di metri, in quella notte di inizio estate, venne trucidato il maresciallo Ostilio Ferrari, prelevato da casa quella sera stessa. I corpi sepolti sotto una spanna di terra, spanna fatta scavare da loro stessi, vennero ritrovati, grazie a Pasquale Marconi, in settembre e ottobre. Dal 2013, con l’associazione culturale Pietro e Marianna Azzolini e il Centro studi Italia, abbiamo deciso di onorare il ricordo di altri vettesi, finiti innocenti, in quella bufera fratricida. Luigi Azzolini, padre di 5 figli, mai avvicinato alla politica, ebbe un unico “torto”, quello di aver lavorato, come operaio, con i 2 figli piu’ grandi Illo, 15 anni e Didimo, 13 anni al progetto TOD. Tornato a casa dall’ultimo lavoro, vicino a Firenze, fu prelevato, da alcuni partigiani, minacciato con “e poi faremo i conti”, non torno’ più, i suoi resti vennero riportati al cimitero di Cola, dopo che i figli ricevettero una “spiata”. Una preghiera per Didimo che tanto ci ha aiutati. Roberto Rinaldi, papa’ di Nice, la nostra amica che ci ha raccontato con dovizia di particolari, questa triste vicenda e quella del fratello Franco. Roberto faceva il cantoniere e abitava al mulino di Buvolo, aveva moglie e 4 figli. La guerra era finita, ma non gli odi, Roberto venne chiamato in comune a dare informazioni, ma quali informazioni poteva dare un cantoniere? Non torno’ piu’ ne’ si seppe mai dove riposano le sue spoglie mortali. Franco, figlio di Roberto, aveva 20 anni, era stato lontano da casa per 3 anni, in Germania, nulla sapeva del clima di odio e del papa’. Venne fermato a Ciano dai partigiani, portato al carcere partigiano di Vedriano e di la’ in un bosco di Trinita’, dove venne trucidato. Qualcuno vide e informo’ le figlie che portarono i poveri resti di Franco nel cimitero di Cola. Bernardo Genitoni, papa’ di Romano e Renata, milite della G. N. R, fu fatto prigioniero il 23 aprile 1945 a Castelnovo Sotto, in seguito alla resa del presidio della G. N. R. Fu portato al Ponte Nuovo Crostolo e legato con il filo di ferro ai commilitoni, soppresso senza pietà. Quest’anno, la commemorazione rappresenta un altro piccolo passo nella Memoria. Abbiamo aggiunto una targa, ideata da Isabella, con un Angelo benedicente, dedicandola a tutti loro e ad altri montanari, finiti incolpevoli in quel mostruoso, infernale ingranaggio. Il geometra Alfonso Dazzi, zio della nostra amica e socia Liliana, uno dei coraggiosi ragazzi del ’99”, di Cereggio, persona influente che si prodigo’ sempre con tanto amore per i suoi concittadini venne prelevato il 29 giugno 1944, torturato barbaramente, legato con filo di ferro, come videro e testimoniarono le persone del posto, al termine del suo Calvario, trucidato. I suoi resti mortali, restituiti alla famiglia, nel settembre 44. Se dovessimo scegliere una immagine per rappresentare la tempesta di questa satanica guerra fratricida, sceglieremmo la famiglia Filippi del Borcale di Ramiseto. Una famiglia di umilissimi contadini che viveva di quel minuscolo podere e di quelle poche vacche, spazzata via senza alcuna colpa. Maria Costi, la mamma, LodovicoFilippi, il papa’, Pierino e Marino, i figli. Su quella terra dove hanno vissuto una breve vita, si e’ compiuto il dramma. Maria e Lodovico vennero uccisi nei campi dove stavano lavorando, Pierino che, per aiutare la famiglia a mantenere Marino in un istituto, aveva scelto di entrare nella milizia, tornato a casa per trovare i genitori, venne prelevato e ucciso in un bosco a Cereggio. Di Marino si persero le tracce, come se non fosse mai vissuto… Cosi’ come della poverissima casa, non rimase neanche una pietra, solo sterpaglie. Dimenticati per quasi 70 anni, solo nei ricordi di lontani cugini, uno di loro, un giornalista di Milano, Fabio Abati, ha scritto un bel libro” Il sentiero del traditore, viaggio in Appennino al tempo dei partigiani”. Noi non dimenticheremo Maria, Lodovico, Pierino, Marino come non dimenticheremo i nostri fratelli del confine orientale, uniti, oltre che dal sangue versato, dal tricolore che sventolera’ sempre sopra Volpara. Conosciamo e amiamo come una sorella, Norma Cossetto, Istriana di santa Domenica di Visinada, ameremo allo stesso modo Manfredi Zmarich, Istriano di Laurana, venne prelevato da casa, a fine guerra, non torno’ piu’. La sua morte fu quella di altre miliaia di Italiani, Giuliani, Fiumani, Dalmati, Istriani, torturati ed infoibati vivi dai partigiani titini, aiutati da quelli italiani. Sara’ con noi x parlarci di Manfredi, il nipote Mauro, amico e membro del Comitato Familiari vittime Giuliane, Istriane, Dalmate, Fiumane. Affinche’ nulla di tutta questa tragedia, possa piu’ accadere.
Laurentia Azzolini, associazione Pietro e Marianna Azzolini

Diacci (FDI) ricorda Don Carlo Terenziani, assassinato nei giorni successivi al 25 aprile 1945

FURIA ROSSA/Le stragi dei partigiani comunisti nel Triangolo della Morte

Oltre dieci anni fa abbiamo richiesto a gran voce, per la prima volta, che venisse cambiata la lapide  esistente presso il cimitero di San Ruffino che riporta la dicitura errata “tragicamente scomparso” pur sapendo tutti ormai che Don Carlo Terenziani fu barbaramente assassinato, chiedemmo inoltre l’intitolazione di una via in suo ricordo all’interno delle di vie di nuova intitolazione nel Comune di Scandiano.

Proprio nei giorni dell’anniversario della Liberazione chiediamo di ricordare anche chi è stato ingiustamente sacrificato nei giorni della Liberazione. Chi era Don Carlo Terenziani e quanto bene abbia fatto alla comunità locale possono testimoniarlo gli archivi parrocchiali e curiale della nostra provincia, oltre ad innumerevoli testimonianze locali.

Don Carlo fu barbaramente assassinato dai partigiani comunisti a guerra finita il 29 Aprile del 1945 come riportato dal libro “La chiesa reggiana tra fascismo e comunismo” della Prof.ssa Rossana Maseroli e ripreso dal saggio di Giampaolo Pansa “Il sangue dei vinti”. 

E’ storiograficamente falso omettere i meriti di un prete che erse chiesa asilo e cimitero a Cà de Caroli oltre all’opera instancabile che per tutta la sua breve vita lo vide servire i suoi fedeli. L’ateismo e la menzogna storica che buona parte della stessa sinistra  ha per tanto tempo professato, dovrebbero dare spazio, dopo sessant’anni alla decenza e al decoro di un riconoscimento ed una ferma condanna di quel terribile episodio. 

Facciamo pertanto appello al Sindaco ed ai consiglieri comunali cattolici affinché con noi si impegnino in futuro a ricordare la memoria di questo operoso sacerdote assassinato barbaramente dai partigiani comunisti.

Elena Diacci Presidente Circolo FDI Don Carlo Terenziani Scandiano

Elena Diacci

Il Centro Studi Italia, l’associazione Pietro e Marianna Azzolini e L’ANVG rendono onore alle Croci per i caduti del triangolo della Morte

Centro Studi Italia

Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini

Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Sezione di Reggio Emilia

In data odierna una delegazione del Centro Studi Italia, dell’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini e dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Sezione di Reggio Emilia hanno portato una corona d’alloro presso alcune delle Croci che ricordano i Martiri del Triangolo della Morte in terra reggiana, in località Osteriola a Rio Saliceto, al cavoun di Campagnola e sull’argine del Crostolo fra Castelnuovo Sotto e Cadelbosco Sopra.La Croce sull’argine del Crostolo fra Cadelbosco Sopra e Castelnuovo Sotto ricorda l’eccidio della sera del 23 Aprile 1945 quando i partigiani condussero 42 Reggiani sull’argine del Crostolo “uccidendoli a colpi di mitra buttando i loro cadaveri nelle acque del Crostolo”, scrive Don Flaminio Longagnani, Parroco di Meletole, “in complesso, nel castelnovese, il numero delle vittime di queste esecuzioni sommarie nei giorni della Liberazione fu circa di un centinaio”.La Croce del cavoun di Campagnola ricorda il luogo prescelto dai partigiani per altre esecuzioni di massa. Scrive Umberto Righi: “le operazioni per far sparire i corpi degli uccisi durarono ben tre giorni. I condannati, ridotti in fin di vita dalle violenze subite, vennero trasportati con due carri bestiame al cavoun”.La Croce di Osteriola ricorda le vittime nel camaroun in località Osteriola di Rio Saliceto, dove il 9 Marzo 1945 vennero violentate e uccise dai partigiani insieme ai genitori e parenti Marisa Nicolini e Maria Domenica Ghidini entrambe di 18 anni. Scrive Flavio Parmiggiani: “una anziana signora non ha mai dimenticato le urla disperate di persone violentate e torturate provenienti quella sera da camaroun”.Il Prefetto Avvocato Vittorio Pellizzi scrisse nel saggio Trenta mesi che a Reggio Emilia, dopo la Liberazione vennero uccisi circa mille Reggiani.Questa iniziativa si svolge nello spirito della Riconciliazione Nazionale, che prevede che la storia del drammatico periodo bellico e guerra fratricida tra 1943 e 1945 possa essere studiato a fatta conoscere liberamente, con confronto plurale e corretto, e che le Istituzioni ricordino tutte le vittime della guerra civile.

Laurenzia Azzolini (Ass. Culturale Pietro e Marianna Azzolini)

Luca Tadolini (Centro Studi Italia)

Alessandro Casolari (ANVG – Sezione RE)

Tadolini e Casolari