Peracchi (Riva Destra): “Crisi post Covid, perché non sfruttare le potenzialità di Salsomaggiore Terme?”

Il blog riceve e pubblica questa lettera di Riva Destra sulla valorizzazione delle Terme di Salsomaggiore in emergenza sanitaria.

SALSOMAGGIORE TERME – La situazione sanitaria forse è alla fase finale ma quella economica sociale è all’inizio di una crisi in prospettiva davvero preoccupante quindi sfruttare ogni possibilità, ovviamente nell’ambito delle normative dei vari DPCM, è non solo un’occasione ma un’obbligo! E proprio per questo non capiamo come le Terme di Salsomaggiore non abbiano sfruttato la deroga evidenziata  nella normativa che permette ai vari  Presidi Sanitari Nazionali di accogliere per motivi di cura tutti i richiedenti anche se in regime di  zona rossa e divieto di spostamento da regione a regione in quanto diventa in automatico zona franca detta verde. Ora se è vero come è vero che tutti gli eventuali servizi ( ospitalità e negozi ) rimangono vincolati al decreto restrittivo è anche vero che si  poteva  per tempo fare campagna pubblicitaria territoriale per evidenziare questa disponibilità che sicuramente avrebbe attirato se non altro interessamento al servizio sanitario stesso quindi i cosiddetti clienti/ pazienti. Per altro la quasi totalità delle altre stazioni termali hanno colto quest’occasione proponendo in accordo con gli alberghi i vari pacchetti anche nelle recenti festività Pasquali dove come è noto vigeva regola di zona rossa con maggiori restrizioni su tutto il territorio Nazionale. Troviamo molto grave non averlo fatto anche perché si potevano evidenziare le proprietà riabilitative  delle nostre cure anche nella fase post Covid.  

Eugenio Peracchi, Riva Destra Salsomaggiore Terme

Barcaiuolo (FDI): “Consentire da subito servizio all’aperto di bar e ristoranti”

Michele Barcaiuolo, consigliere FDI in Regione

EMILIA-ROMAGNA – “Uno studio condotto dall’ Health Protection Surveillance Center di Dublino relativo ai casi di Covid19 nella Repubblica di Irlanda, dimostra come incontrarsi all’aria aperta, con le dovute precauzioni, sia molto più sicuro che farlo nei luoghi chiusi”.

A dichiararlo è Michele Barcaiuolo, consigliere di Fratelli d’Italia in Regione Emilia-Romagna. “Lo studio sancisce che i contagi avvenuti all’aria aperta siano solamente lo 0,1% dei casi, cifre quasi irrilevanti. Il numero assolutamente basso di casi derivanti dalla trasmissione all’aperto trova conferma in diversi studi internazionali, dalla Cina all’America, a Canterbury”.

“Dati da mettere a sistema con lo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr e di Arpa Lombardia, pubblicato sulla rivista “Environmental Research”, secondo il quale le possibilità di contagiarsi di Covid-19 all’aperto sono infinitesimamente basse anche se si vive in aree urbane caratterizzate da una massiccia presenza nell’aria di particolato, come purtroppo è l’area della Pianura Padana”.

Alla luce di queste importanti evidenze scientifiche le misure anti-coronavirus potrebbero quindi essere mitigate le attività all’aperto senza correre rischi, pur nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale.

“Bar e ristoranti, tra le categorie maggiormente colpite dalle scelte governative sulla gestione della pandemia, da più di due mesi nella nostra regione non possono operare se non con take away e delivery, i quali spesso non bastano neppure a coprire le spese.

Con una risoluzione presentata oggi all’Assemblea ho chiesto alla Giunta di farsi portavoce presso il Governo, attraverso la Conferenza Stato-Regioni, della possibilità di riaprire da subito quei bar e ristoranti che possano garantire il servizio esterno all’aperto, in dehors e verande, nel rispetto delle norme di sicurezza e di distanziamento”.

“Con l’esonero dal pagamento della Tosap fino a fine giugno, ma che auspichiamo venga prorogato fino alla fine dell’anno, costituirebbe un’importante boccata di ossigeno per attività ormai allo stremo. La stagione calda è ormai alle porte: la Regione e il Governo compia un atto di coraggio, per di più supportato dalla scienza. Si possono salvare in questo modo aziende e posti di lavoro.”

Michele Barcaiuolo, consigliere e coordinatore FDI per la Regione E-R

Covid: Fiorini (Lega), focolaio in carcere Reggio Emilia sempre più grave

Benedetta Fiorini, deputata per la Lega

“Il focolaio di Covid-19 all’interno del carcere di Reggio Emilia appare sempre più grave. All’interno della ‘Pulce’ l’organico della Polizia penitenziaria è in grandissima sofferenza: secondo quanto riferito dal Sappe, su 190 agenti dell’Istituto 70 sono fuori servizio, 20 i positivi. Tra i detenuti, i positivi sono 91 su 350. Ho depositato una interrogazione parlamentare sollecitando i ministeri della Giustizia e della Salute ad intervenire prontamente, provvedendo all’attivazione di tutti i protocolli necessari per contrastare la diffusione di Covid-19 e di un accurato monitoraggio sanitario, nonché l’invio di un numero adeguato di agenti di Polizia penitenziaria tale da garantire una corretta gestione della sicurezza interna ed esterna del carcere. Continuerò a sollecitare anche il Dap: siamo infatti in presenza di una situazione che ogni giorno peggiora sempre di più e che impone provvedimenti immediati, efficaci e risolutivi. Non è tempo di indugiare: è in gioco il diritto primario alla salute”. 
Lo afferma in una nota la deputata della Lega Benedetta Fiorini.

Benedetta Fiorini, deputata Lega

Camurri (FDI): “Ecco perché le famiglie in Italia decrescono”

Maria Cristina Camurri (Foto ReggioPress)

Riceviamo e pubblichiamo lettera di Maria Cristina Camurri, consigliere per il centrodestra a Rolo:

L’Italia è un Paese che non ha e non ha mai avuto una visione verso il Futuro: ad oggi non vi è un’efficace programmazione che sostenga un cambio generazionale con incentivi e provvedimenti economici volti a favorire la natalità e la maternità.
Le misure sono ancora inadeguate e insufficienti a garantire equità lavorativa. Vi spiego il perché.
L’Italia non si è allineata a recepire dai paesi membri dell’UE direttive che rispondano realmente alle esigenze dei genitori, specialmente comparando la situazione del nostro Stato alla vicina Francia, dove la tassazione – per un chiaro obiettivo demografico – anziché su base individuale è fondata sul quoziente familiare, dove chi fa più figli paga meno tasse.
Queste discrepanze sono ormai inaccettabili, dato che altrove non solo i genitori hanno le adeguate tutele, ma vivono tutti i benefici dell’innovazione. A questo proposito, riporto le riflessioni di una giovane mamma lavoratrice.
Per quanto concerne la maternità obbligatoria, il periodo concesso alle neomamme assieme al proprio bimbo è al massimo di 5 mesi, a patto che si lavori anche l’ottavo e nono mese di gravidanza. La maternità obbligatoria è pagata dall’INPS all’80%, ed è richiesto al datore di lavoro di integrare l’ulteriore 20% della retribuzione, oltre a retribuire una sostituzione della risorsa in questione. Poi ci si chiede come mai i datori di lavoro preferiscano assumere uomini.
L’allattamento, pratica caldamente consigliata dall’OMS, è promosso in via esclusiva sino almeno al 6 mese di vita del bimbo. Come si può pretendere che le madri ritornino a lavorare (sebbene con l’orario ridotto) al compimento del terzo mese di età del bambino, quinto al massimo? Come può una madre che allatta stare lontana 6 ore dal proprio figlio (senza contare eventuali tempi di trasporto). Ecco allora che entra in gioco la maternità facoltativa, pagata al 30% della retribuzione dall’INPS. Quante se lo possono permettere? Nel 2020 è stato richiesto alle madri un ulteriore sforzo in termini di economia domestica, costringendole a gestire non solo il proprio lavoro telematico e quello del partner, ma anche la DAD, avendo il carico di tutte le mansioni che precedentemente erano svolte a scuola.
In un panorama dove la donna è sempre più centrale nell’equilibrio familiare, la cosa più logica sarebbe quella di estendere la maternità obbligatoria fino ai 6 mesi del bambino, rendendo la relativa retribuzione a carico totale dell’INPS, senza l’integrazione a carico del datore di lavoro, dando sgravi fiscali importanti a quei titolari che decidano di assumere donne e in particolare neo mamme.
Infine, durante la pandemia Covid, consentire alle donne in gravidanza la maternità anticipata per tutta la gravidanza, onde evitare rischi. A questo proposito, lo smart working era già una realtà diffusa all’estero da prima dell’emergenza sanitaria: grazie alla digitalizzazione era consentita ai genitori una più flessibile disponibilità al lavoro. Ma in Italia tutto ciò appare come un’utopia: un governo di qualità dovrebbe analizzare per affrontare con serietà e giusta attenzione la tematica, senza ragionare in base a logiche superate e lasciando il peso sulle spalle delle famiglie e degli imprenditori.

Maria Cristina Camurri
Consigliere comunale a Rolo per Fratelli d’Italia