Si avvicina la commemorazione delle 24 vittime di Cernaieto: tutti i dettagli dell’evento

LA CERIMONIA ANNUALE RITORNA NEL BOSCO DI CERNAIETO

Sabato 15 maggio ore 11:15

Sabato 15 maggio 2021 alle ore 11.15, 17esima Cerimonia di benedizione della Croce del sacerdote Don Carlo Castellini, nel bosco di Cernaieto Trinità – CASINA (RE).
L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale “Pietro e Marianna Azzolini”, dal “Centro Studi Italia” (capitanato dall’avvocato Luca Tadolini) e l’Associazione Nazionale Volontari di Guerra (ANVG).
Saranno presenti alla Cerimonia i familiari delle vittime.

QUANDO LA FURIA ROSSA UCCISE 24 PERSONE

La ricostruzione storica dal libro di Fabio Filippi e Pierluigi Ghiggini

Era il 23 aprile 1945, 21 militi della GNR del presidio di Montecchio (RE), dopo due giorni di battaglia, si fidarono delle parole del parroco di Montecchio, Don Ennio Caraffi, anche lui ingannato, portava loro il messaggio dei partigiani comunisti: “la resa a patto di aver salva la vita e la condizione di non subire maltrattamenti e percosse”.

Verso le nove del mattino uscirono da “Cà Bedogni” (Montecchio) crivellata di colpi, all’interno dell’abitazione giacevano due ragazzi feriti (gli unici che si sarebbero salvati), due legionari morti, e nello scantinato il cadavere del partigiano *Lodovico Landini. Il vicecomandante dei partigiani, nonostante la parola data nella trattativa di resa, ordinò che tutti i militi venissero fucilati seduta stante. L’ordine però non venne eseguito per l’intervento di un superiore ed i partigiani legarono i prigionieri tra di loro, con del filo di ferro e li avviarono a piedi verso la “prigione” partigiana di Vedriano di Trinità – Canossa (RE), dalla quale non fecero più ritorno. In seguito vi fu un “processo” farsa della polizia partigiana e i 21 soldati vennero riconosciuti prigionieri di guerra, in spregio alla Convenzione di Ginevra vennero poi massacrati (unitamente a tre donne), anche se nel contempo la guerra era terminata. Sono passati oltre settant’anni dalla tremenda fine dei prigionieri trucidati nel bosco di Cernaieto e mai nessuna Istituzione li ha voluti ricordare, non sappiamo se per paura di ritorsioni o per ipocrisia. Nelle due fosse comuni nel bosco di Cernaieto sono stati rinvenuti resti di minorenni, di un padre massacrato assieme al figlio, di tre donne: Viappiani Paolina di 22 anni, Spaggiari Maria di 29 anni e un’altra non identificata.

LA STORIA DI PAOLINA

Cosa accadde alla giovane ragazza madre uccisa dai partigiani comunisti


La storia di Paolina, ragazza madre, è particolarmente toccante in quanto fu sequestrata dai partigiani comunisti e ammazzata dopo un mese terribile trascorso nell’edificio della scuola elementare trasformato in luogo di detenzione e violenza: eppure il padre del suo figlioletto di due anni era un noto partigiano garibaldino. Altre salme non sono state identificate in quanto impossibile il loro riconoscimento. Fu una vera e propria strage: i cadaveri dei prigionieri vennero ammassati in fosse comuni come non si fa neppure con gli animali. Questo sterminio non è ricordato come atto di giustizia nelle rievocazioni storiche della Resistenza, a testimonianza della volontà della sinistra e associazioni partigiane di occultare la parte scomoda della storia.


Questa commemorazione è anche un’occasione per fare doverosa memoria del sacrificio di persone innocenti (sempre dimenticate dalle Istituzioni!) e per ribadire la condanna di ogni forma di violenza.


Relativamente al partigiano *Lodovico Landini, secondo la ricostruzione operata sulla base di documenti inediti nel libro “CERNAIETO”, il partigiano sarebbe stato ucciso non dai militi della Rsi, ma da una pallottola di “fuoco amico” nella battaglia di “Cà Bedogni”.


(Fonte: Il libro “CERNAIETO, La Strage, La Croce e il Femminicidio di Paolina”, di Fabio FILIPPI e Pierluigi GHIGGINI).

#nobiogas: un successo il crowdfunding per sostenere l’appello al Consiglio di Stato

OLTRE 3MILA EURO GIÀ RACCOLTI

Fa più rumore un albero che cade di un intera foresta che cresce. Il 30 Aprile è partita sulla piattaforma ideaginger.it  la prima campagna di crowdfunding del Coordinamento Comitati Ambiente e Salute, per sostenere parte delle spese legali connesse all’Appello al Consiglio di Stato (data dell’udienza ancora non fissata) contro lo scempio di Gavassa, con l’obiettivo di raccogliere 7.000 euro e dopo 10 giorni ha già raggiunto quasi metà dell’obiettivo, arrivando oltre i 3.000 euro. La campagna di raccolta fondi online è raggiungibile a questo indirizzo https://www.ideaginger.it/progetti/questa-megacentrale-e-una-ca-ta-pazzesca.html e nei prossimi sabati pomeriggi fino al termine della campagna fissato per il 9 Giugno il Coordinamento terrà in giro per Reggio, frazioni e comuni limitrofi dei punti informativi dove, in sicurezza e distanziati, poter incontrare e rispondere a domande, chiarimenti e fare due chiacchiere sia sul Forsu sia su tutto quello che sta accadendo nell’area di Gavassa, oltre a poter donare anche “a mano” per il crowdfunding. il Coordinamento non vede l’ora di poter tornare a rivedere tutte e tutti quanti, anche per ringraziare di persona del grande attestato di stima che in pochi giorni i numeri del crowdfunding stanno meravigliosamente dimostrando.

Link: https://www.ideaginger.it/progetti/questa-megacentrale-e-una-ca-ta-pazzesca.html

Protesta del Comitato #nobiogas

#SOSReggioPress: Cittadino straniero in evidente stato alterato importuna i passanti in Piazzale Europa

Una fonte segnala a ReggioPress la presenza di un cittadino straniero a piedi nudi in Piazzale Europa che, evidentemente sotto stato alterato, importuna i passanti che si dirigono presso la sede Seta.

A segnalarcelo una mamma che ha accompagnato sua figlia a rinnovare l’abbonamento per il trasporto pubblico.

lo pubblichiamo nella speranza che intervengano le forze di Pubblica Autorità e che il Sindaco Vecchi venga a conoscenza della situazione.

ReggioPress

Cassino, pubblicato il decreto delle sorelline strappate alla zia

riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera dello studio Miraglia.

CASSINO (FROSINONE) – Un atto gravissimo è stato commesso dal sindaco di Cassino, Enzo Salera: per giustificare il suo operato e per “chiamarsi fuori” dal pasticcio commesso dai suoi Servizi sociali e sanato dal Tribunale per i minorenni di Roma, con una disposizione di due giorni fa, ebbene rilascia insieme a una dichiarazione anche il testo della sentenza del tribunale stesso, senza omettere i dati sensibili. Questo consente quindi a chiunque di risalire all’identità delle due sorelline di 8 e 11 anni, strappate un mese fa alla zia e rientrate finalmente a casa su disposizione, appunto, del tribunale.

«Oltre ad aver violato la privacy di queste due bambine e della loro zia» commenta l’avvocato Miraglia, «è stata violata anche la Carta di Treviso, che vieta di rendere note pubblicamente le generalità o i dati che possono far risalire all’identità dei minori coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Che danni rischia di causare tutto questo alle bambine, ora che tutti potranno essere a conoscenza della loro identità? Una volta di più questo sindaco dimostra di non essere adatto al ruolo che ricopre. Resto sbigottito, poiché in tanti anni mai avevo assistito ad un atto simile». Tra l’altro, per “lavarsi le mani” dall’intera vicenda, il sindaco afferma con convinzione di non essere più il tutore delle bambine dal 4 febbraio scorso, data in cui avrebbe trasferito la propria delega all’assistente sociale. «La tutela di un minore è un atto stabilito da un giudice» prosegue l’avvocato Miraglia, «pertanto deve essere solo e unicamente un magistrato a pronunciarsi sul trasferimento dell’incarico ad altra persona. Non è che uno possa alzarsi una mattina e decidere di passare il testimone a qualcun altro. A questo punto spero che tutte le forze politiche si attivino per rimuovere costui dal ruolo di primo cittadino: e non lo sto dicendo per fare della speculazione politica. Non lo ho mai fatto né mi interessa cominciare proprio ora. A muovermi è solo la preoccupazione per il benessere dei cento minori che il sindaco, per sua stessa ammissione, dice di avere in carico ai suoi Servizi sociali: se i bambini a Cassino vengono trattati come queste due sorelline, si salvi chi può».

Intanto lo studio legale Miraglia ha informato immediatamente il Tribunale per i Minorenni di Roma e la Procura minorile affinché trasmetta gli atti alla Procura della Repubblica: le violazioni commesse divulgando un provvedimento riferito a due minori senza omettere i dati personali sono di una gravità inaudita, soprattutto da parte di un ex tutore e sindaco.

Studio Miraglia Associato

LE SORELLINE DI CASSINO TORNANO A CASA: il Tribunale per i minorenni di Roma dispone il rientro dalla zia materna

#BUONENOTIZIE: un’altra vittoria dell’avvocato Miraglia che toglie le due minori dalla casa famiglia e le restituisce alla zia

“Se i servizi sociali avessero ben operato, il dolore delle due sorelline non ci sarebbe stato”, dice l’avvocato.

CASSINO (FROSINONE) – Le sorelline di Cassino tornano a casa dalla zia: il Tribunale per i minorenni di Roma, riunitosi in Camera di Consiglio, ha stabilito che non vi erano motivi di grave pericolo tali da rendere necessario l’allontanamento all’improvviso delle due bambine, di 8 e 11 anni, da casa della zia materna, alla quale erano affidate, per farle alloggiare dallo scorso 6 aprile in una casa famiglia. Ricusando di fatto quanto asserito dal tutore e dai servizi sociali di Cassino, i quali avevano motivato la decisione di allontanare le due minorenni ritenendo che “potessero essere in pericolo” per le reazioni di eccesso di possesso manifestate dalla zia. Pertanto il Tribunale ha revocato l’allontanamento delle minori dalla casa famiglia, e ne ha disposto il rientro presso la casa della zia materna, che ne è attualmente affidataria.

Il tribunale ha altresì sostituito il tutore provvisorio ovvero il sindaco di Cassino, nominando un avvocato al suo posto.

“Ogni commento sarebbe superfluo, abbiamo già detto tutto nel corso di questo mese”, commenta l’avvocato Miraglia, al quale la zia si è affidata.

E’ trascorso appunto un mese intero, per ritornare al punto di partenza: se i servizi sociali avessero ben operato, avrebbero risparmiato alla zia e alle bambine tanto dolore.

Studio Legale Miraglia Associato

Festa della mamma, domenica a Roma Riva Destra e FDI insieme in piazza con Chiara Colosimo

ROMA – Domenica 9 maggio, in occasione della Festa della Mamma, Fratelli d’Italia scenderà in piazza anche a Roma con un’iniziativa promossa dalla comunità militante di Riva Destra, alla quale saranno presenti il consigliere regionale del Lazio Chiara Colosimo e il Portavoce romano di FdI, Massimo Milani; con loro anche gli esponenti di partito Fabio Sabbatani Schiuma del Dipartimento nazionale Organizzazione e fondatore di Riva Destra, Lorenzo Loiacono, componente dell’Assemblea Nazionale. All’evento, che si terrà dalle 16 alle 19, in Largo del Foro Traiano (Fori Imperiali) e al quale ha dato l’adesione il Gesef (Genitori separati dai figli), parteciperanno anche Lisa Comes, Enrico Kauffmann, Vincenzo Spavone e Marco Micacchi di Riva Destra e Marina Stella Di Somma, capodipartimento ‘Minori fuori Famiglia’ del Gesef, a testimoniare l’attenzione nei confronti del ruolo delle mamme, colonne portante della famiglia anche durante il coprifuoco e la problematica derivante dalle separazioni tra coniugi con figli, tematica sulla quale Riva Destra propone la figura del Garante della Bigenitorialità.

Di seguito locandina dell’evento.

Il Centro Studi Italia, l’associazione Pietro e Marianna Azzolini e L’ANVG rendono onore alle Croci per i caduti del triangolo della Morte

Centro Studi Italia

Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini

Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Sezione di Reggio Emilia

In data odierna una delegazione del Centro Studi Italia, dell’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini e dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Sezione di Reggio Emilia hanno portato una corona d’alloro presso alcune delle Croci che ricordano i Martiri del Triangolo della Morte in terra reggiana, in località Osteriola a Rio Saliceto, al cavoun di Campagnola e sull’argine del Crostolo fra Castelnuovo Sotto e Cadelbosco Sopra.La Croce sull’argine del Crostolo fra Cadelbosco Sopra e Castelnuovo Sotto ricorda l’eccidio della sera del 23 Aprile 1945 quando i partigiani condussero 42 Reggiani sull’argine del Crostolo “uccidendoli a colpi di mitra buttando i loro cadaveri nelle acque del Crostolo”, scrive Don Flaminio Longagnani, Parroco di Meletole, “in complesso, nel castelnovese, il numero delle vittime di queste esecuzioni sommarie nei giorni della Liberazione fu circa di un centinaio”.La Croce del cavoun di Campagnola ricorda il luogo prescelto dai partigiani per altre esecuzioni di massa. Scrive Umberto Righi: “le operazioni per far sparire i corpi degli uccisi durarono ben tre giorni. I condannati, ridotti in fin di vita dalle violenze subite, vennero trasportati con due carri bestiame al cavoun”.La Croce di Osteriola ricorda le vittime nel camaroun in località Osteriola di Rio Saliceto, dove il 9 Marzo 1945 vennero violentate e uccise dai partigiani insieme ai genitori e parenti Marisa Nicolini e Maria Domenica Ghidini entrambe di 18 anni. Scrive Flavio Parmiggiani: “una anziana signora non ha mai dimenticato le urla disperate di persone violentate e torturate provenienti quella sera da camaroun”.Il Prefetto Avvocato Vittorio Pellizzi scrisse nel saggio Trenta mesi che a Reggio Emilia, dopo la Liberazione vennero uccisi circa mille Reggiani.Questa iniziativa si svolge nello spirito della Riconciliazione Nazionale, che prevede che la storia del drammatico periodo bellico e guerra fratricida tra 1943 e 1945 possa essere studiato a fatta conoscere liberamente, con confronto plurale e corretto, e che le Istituzioni ricordino tutte le vittime della guerra civile.

Laurenzia Azzolini (Ass. Culturale Pietro e Marianna Azzolini)

Luca Tadolini (Centro Studi Italia)

Alessandro Casolari (ANVG – Sezione RE)

Tadolini e Casolari

Primo maggio, CONFCOMMERCIO: «Celebriamo il lavoro aiutando le imprese a mantenerlo»

Sulla possibilità concessa dal Comune di Reggio Emilia a parrucchieri, estetisti e tatuatori di tenere aperto il Primo Maggio accogliamo la contrarietà delle Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori, peraltro espressa anche in sede di confronto dal Segretario Provinciale Filcams Luca Chierici.

Riteniamo però doveroso ribadire che pur comprendendo la posizione del Sindacato, in un contesto pesantemente indebolito dalla pandemia come quello di quest’anno, dare la possibilità di lavorare a categorie fortemente penalizzate da protocolli e chiusure che per altro sono tra le categorie che maggiormente occupano giovani e donne, sia il miglior modo di celebrare il lavoro e l’occupazione.

La tenuta occupazionale sarà purtroppo tra le sfide del prossimo futuro e credo che nell’affrontarla così come avvenuto in questo caso dovremo trovare sempre di più mediazioni che siano pragmatiche oltre che coerenti coi valori che condividiamo, per il bene delle imprese e dei lavoratori.