La sindrome del Faraone di chi non combina nulla (di buono)

LA PUNTURA/Di Federica Prati

Piazze, strade, obelischi, viali, fontane. Non c’è nulla che non sia passato dalle mani del Comune di Reggio. O, per meglio dire, la “sindrome del Faraone” dalla quale i nostri amministratori sembrano essere ampiamente afflitti, dato che, per lasciare simbolo tangibile della loro presenza (come se a Reggio in 70 e passa anni di sinistra non ne avessimo abbastanza…) hanno modificato tutti i luoghi centrali e manufatti più importanti della città.
Hanno dato una stretta in termini di sicurezza? Hanno contrastato il crimine e risolto il problema delle ex Reggiane? No. I nostri amministratori, per lasciare prova del loro passaggio ai posteri, hanno sradicato la città dalle tradizioni e l’hanno portata in una marea di Luserna e angoli (la tragedia che è diventata piazza del Cristo non la nomino neanche). Piazza Gioberti, diciamolo chiaramente, con quella fontana sembra la toilette della Duchessa. Una bellissima toilette, ma pur sempre tale. E infatti ci sono testimonianze social di come le persone lo usino per rinfrescarsi en plein air. Manca solo l’angolo per incipriarsi il naso, per quello si può andare alle ex Reggiane dove persino il Brumotti è rimasto sconvolto. E allora basta: per favore, fermatevi qui. Piazza San prospero va bene così. Niente più rendering sovrannaturali che dipingono la zona stazione con le personcine felici e in armonia. Potrete stravolgere il volto della città ancora e ancora, rifare per la 14esima volta il Parco delle Paulonie, ma perché queste riqualificazioni funzionino occorre restituire sicurezza e decoro urbano a una città che l’ha perso da tempo.