Camurri (FDI): “Ecco perché le famiglie in Italia decrescono”

Maria Cristina Camurri (Foto ReggioPress)

Riceviamo e pubblichiamo lettera di Maria Cristina Camurri, consigliere per il centrodestra a Rolo:

L’Italia è un Paese che non ha e non ha mai avuto una visione verso il Futuro: ad oggi non vi è un’efficace programmazione che sostenga un cambio generazionale con incentivi e provvedimenti economici volti a favorire la natalità e la maternità.
Le misure sono ancora inadeguate e insufficienti a garantire equità lavorativa. Vi spiego il perché.
L’Italia non si è allineata a recepire dai paesi membri dell’UE direttive che rispondano realmente alle esigenze dei genitori, specialmente comparando la situazione del nostro Stato alla vicina Francia, dove la tassazione – per un chiaro obiettivo demografico – anziché su base individuale è fondata sul quoziente familiare, dove chi fa più figli paga meno tasse.
Queste discrepanze sono ormai inaccettabili, dato che altrove non solo i genitori hanno le adeguate tutele, ma vivono tutti i benefici dell’innovazione. A questo proposito, riporto le riflessioni di una giovane mamma lavoratrice.
Per quanto concerne la maternità obbligatoria, il periodo concesso alle neomamme assieme al proprio bimbo è al massimo di 5 mesi, a patto che si lavori anche l’ottavo e nono mese di gravidanza. La maternità obbligatoria è pagata dall’INPS all’80%, ed è richiesto al datore di lavoro di integrare l’ulteriore 20% della retribuzione, oltre a retribuire una sostituzione della risorsa in questione. Poi ci si chiede come mai i datori di lavoro preferiscano assumere uomini.
L’allattamento, pratica caldamente consigliata dall’OMS, è promosso in via esclusiva sino almeno al 6 mese di vita del bimbo. Come si può pretendere che le madri ritornino a lavorare (sebbene con l’orario ridotto) al compimento del terzo mese di età del bambino, quinto al massimo? Come può una madre che allatta stare lontana 6 ore dal proprio figlio (senza contare eventuali tempi di trasporto). Ecco allora che entra in gioco la maternità facoltativa, pagata al 30% della retribuzione dall’INPS. Quante se lo possono permettere? Nel 2020 è stato richiesto alle madri un ulteriore sforzo in termini di economia domestica, costringendole a gestire non solo il proprio lavoro telematico e quello del partner, ma anche la DAD, avendo il carico di tutte le mansioni che precedentemente erano svolte a scuola.
In un panorama dove la donna è sempre più centrale nell’equilibrio familiare, la cosa più logica sarebbe quella di estendere la maternità obbligatoria fino ai 6 mesi del bambino, rendendo la relativa retribuzione a carico totale dell’INPS, senza l’integrazione a carico del datore di lavoro, dando sgravi fiscali importanti a quei titolari che decidano di assumere donne e in particolare neo mamme.
Infine, durante la pandemia Covid, consentire alle donne in gravidanza la maternità anticipata per tutta la gravidanza, onde evitare rischi. A questo proposito, lo smart working era già una realtà diffusa all’estero da prima dell’emergenza sanitaria: grazie alla digitalizzazione era consentita ai genitori una più flessibile disponibilità al lavoro. Ma in Italia tutto ciò appare come un’utopia: un governo di qualità dovrebbe analizzare per affrontare con serietà e giusta attenzione la tematica, senza ragionare in base a logiche superate e lasciando il peso sulle spalle delle famiglie e degli imprenditori.

Maria Cristina Camurri
Consigliere comunale a Rolo per Fratelli d’Italia

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